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05/04/25
Mantras for Peaceful Death over Europe
Revolver Club - San Donà di Piave
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Electric Wizard - Let Us Prey
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( 6897 letture )
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Let Us Prey, quarto ruggito per gli Dei dell'occult doom, gli Electric Wizard. Una band che ho imparato ad amare alla follia dallo stupendo Come My Fanatics del 1997. Erano gli anni in cui imperversava nel mio cuore il gothic metal di band come Moonspell, Tiamat, Paradise Lost e compagnia decadente; amavo i My Dying Bride, prima vera band doom a cui mi avvicinai anni addietro, ma quando conobbi gli stregoni elettrici tutto divenne finalmente chiaro nella mia mente: da allora è stata un’escalation di bambole vodoo, riti magici, streghe, sacrifici, sesso, rock n'roll e messe nere. Ogni album di questi menestrelli del demonio ha sortito in me immagini contrastanti e dissacranti, immagini che si sono materializzate oltre ogni dubbio, oltre ogni incertezza, oltre ogni paura, aggrappandosi alla mia esaltazione e alla mia voglia di scoprire nuove forme di piacere all'interno di un album, di una canzone o di una semplice nota che sembra incatenata nei confini di un pentagramma, ma che volteggia nell'aria come un gabbiano sul pelo dell'acqua in cerca di cibo, esattamente come la mia curiosità dinnanzi a questo genere musicale e in particolare a questa band. In effetti, la volete sapere una cosa? Penso che tutti noi, prima di essere degli individui, prima di essere dei mariti o delle mogli, dei fidanzati o delle fidanzate, prima di essere degli studenti, prima di essere dei lettori attenti, prima di essere dei redattori, non siamo nient'altro che dei fans, a cui piace emozionarsi e lasciarsi andare oltre ogni tipo di confine circoscritto dalla musica stessa. Spero sia chiaro quello che mi spinge a scrivere questa recensione, perché vorrei sentiste tutti la passione che ancora mi travolge nell'ascoltare il riff iniziale della straordinaria A Chosen Few, perché non c'è nulla di più bello del calore che la musica sa donare. Come dicevo, fu un fulmine a ciel sereno. Lessi la recensione di quest'album su un giornale rock che purtroppo col tempo sparì, Psycho: di sicuro molti di voi lo ricorderanno ancora con piacere. Fui talmente incentivato dalle parole del recensore che il giorno dopo corsi a cercare l'album. Sono quei momenti che ti rimangono impressi nella mente, quelli in cui i pezzi del puzzle vanno finalmente al loro posto, ascoltai e da come avrete certamente capito, consumai questo disco sino allo sfinimento celebrale, il mio ovviamente. Let Us Prey è un album mastodontico, come tutta la discografia dei nostri d'altronde, che parte come già detto con la cavalcata lisergica dell'opener e prosegue con le urla ferine di We, The Undead, una delle cose più vicine all'Inferno che possiate immaginare, marcia, sudicia, sporca di fango dalla testa ai piedi. Master Of Alchemy va ascoltata in silenzio, lasciandosi catapultare dalla sua grandezza e dalla sua natura multiforme, suddivisa in due parti, House Of Whipcord e The Black Drug; il pezzo è completamente strumentale, pachidermico nella sua andatura sgraziata e ipnotico nel suo essere ripetitivo e dannatamente acido. The Outsider parte in sordina, per poi aprirsi minacciosamente alle nubi colme di pioggia che la trapassano da parte a parte, la voce è filtrata e si mimetizza perfettamente nella musica, creando un unico, gigantesco affresco che ti investe con una forza tale da lasciare storditi. La favolosa Night of the Shape è una strumentale che ci lascia tirare il fiato, grazie alle sue aperture ariose che strisciano in melodie misteriose ed orrorifiche allo stesso tempo, la perfetta introduzione alla canzone che va a chiudere questo capolavoro, la lunga e psichedelica Priestess of Mars, la mia preferita. I riff si rincorrono instancabilmente, la melodia è malsana, la voce di Justin Oborn ancora una volta si amalgama divinamente alla musica sembrando un unico flusso continuo che avanza senza lasciare prigionieri. La sacerdotessa di Marte non perdona, i suoni acidi ne amplificano lo stato dopato che la circonda, innalzando il suo potere oltre l'altare del sacrificio che gli stregoni elettrici sono disposti a compiere in suo nome. Un finale degno di una regina, degno della grandezza di un gruppo che non vedrà mai cali di tono nella propria discografia, elevandosi a band madre di un movimento in costante fermento, uno dei pochi sempre dannatamente attuale e mai privo di spunti degni di nota. La rinascita del metal la dobbiamo anche a loro e alle loro visioni nere che pescano a piene mani negli anni ‘70 e nel cinema horror, nei fumetti splatter e nell'immaginario collettivo che ruota attorno al sesso e alle sue molte vie, capaci di riempire le vene, vuote di una perversione sonora che ancora non conosce rivali. Inarrivabili.
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14
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quando passi lo Stige non puoi più tornare indietro. nel nostro caso ci buttiamo nella bolgia dei musicofili, sto disco è un treno e chiude il triangolo con i due precedenti. a questo punto gli EW sono diventati un gruppo imprescindibile per ogni metalheadz strafatta come il sottscritto.
voto 99 |
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13
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madonna quanto spacca sto disco raga! megawow! |
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12
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madonna che cazzo di mattone..ma forse dopethrone è ancora meglio. incredibili |
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11
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de gustibus  |
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9
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Un 80 glie lo do a questo, anche se non è assolutamente ai livelli di "Come my Fanatics..." , l'EP "Supercoven" e quell'altro mastodonte di pesantezza e fango di "Dopethrone". W la droga |
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8
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Dimenticavo....scoreggiare LENTAMENTE nel mixer. |
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7
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Questi qui sarebbero in grado di creare un capolavoro anche solo limitandosi a scoraggiare in quadrifonia direttamente nel mixer. Maestosi. |
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6
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Disco malatissimo. Gli EW o si amano o si odiano. Li vidi qualche anno fa dal vivo, al tour di Black masses e furono grandiosi. Yeah! |
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5
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@ Witchcraft  |
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4
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ahahaha grande Cynic....il Fuzz, chi se lo dimentica  |
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3
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Fuzz (ex Metal Shock, Psycho etc) ora classix metal, classix rock. Vero nome e nickname Francesco fuzz fuzz Pascoletti. Anche io ho qualche coppia di psycho e moltissime di metal shock, ora invece sto comprando rock hard e a volte classix metal che se mettessero il voto numerico alle recensioni sarebbe perfetto, come rivista. Al momento la migliore rivista in ambito metal è ROCK HARD. |
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2
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ahahahahahah grazie Cobray, la tua idea non è affatto male  |
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1
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Sei davvero un signor recensore. Dovresti aprire un bar (una locanda, un pub, un hotel ad ore, un sexy shop, poco importa il luogo) nel quale raccontare storie di stoner, doom, fumi, diavoli, demoni, deserti infuocati e erbe curative! |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. A Chosen Few 2. We, The Undead 3. Master of Alchemy I. House of Whipcord II. The Black Drug 4. The Outsider 5. Night of the Shape 6. Priestess of Mars
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Line Up
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Jus Oborn (Voce, Chitarra, Effettistica) Tim Bagshaw (Basso) Mark Greening (Batteria, Piano)
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