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06/04/25
CULT OF FIRE + THE GREAT OLD ONES + CARONTE
FUORI ORARIO - TANETO (REGGIO EMILIA)
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Immolation - Dawn of Possession
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( 9238 letture )
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Nella feconda scena dell’East Coast americana, nell’area di New York, stava per nascere sul finire degli anni ’80 una delle band che si sarebbe dapprima aggiunta al novero di grandi nomi quali Incantation, Cannibal Corpse e Morbid Angel, per poi consacrarsi all’Olimpo assoluto della brutalità. Sembra quasi strano accompagnare gli Immolation con parole di presentazione, ma nel 1991, anno in cui i nostri firmarono un promettente contratto con la Roadrunner per la pubblicazione di Dawn of Possession, la creatura di Robert Vigna e Ross Dolan stava solamente prendendo forma nell’underground statunitense e nel diffuso fenomeno del tape trading. Con alle spalle un paio di demo promettenti, gli Immolation cercarono di farsi largo in un calderone tanto fitto di nomi death metal che, come dirà successivamente lo stesso frontman Ross, ciò sminuì anche un traguardo come quello dell’affiliazione a una label importante, un privilegio del quali molti gruppi godettero, tanto che l’uscita dell’album di debutto dei newyorkesi passò quasi inosservata e abbandonata a sé stessa. Ma fortunatamente e meritatamente Dawn of Possession scrisse la storia di questo genere ottenendo progressivamente una popolarità davvero unica nell’underground death metal.
Infatti in pochi altri LP troverete un agglomerato tanto sconvolgente di riff devoti all’oscurità più impietosa; altrove non troverete, almeno in quel periodo, una tale venerazione della brutalità, che avesse però un occhio di riguardo tanto sottile alla composizione e alla strutturazione musicale. Perché se in effetti non si tratta che di uno stato primordiale della forma che gli Immolation hanno assunto negli anni, il loro album di debutto si distingue immediatamente per quelle sonorità che diverranno un marchio di fabbrica inconfondibile delle sapienti mani di Vigna, già preso com’era a sconvolgere il mondo del metal estremo con fiumane di riff dissonanti, contorti, sinistri e così pesanti da diventare una sfida per tutti i musicisti che aspirassero alle sue sonorità. Accordi diminuiti, bending e legati infernali, melodia e disaccordo, linearità e caos, l’estrema conseguenza del death metal che ha la sua paternità in Trey Azaghtoth e che trova terreno fecondo negli Immolation dei primi anni ‘90. A tutto si aggiunge un songwriting mirato, ragionato e assolutamente ispirato, che non può che essere proprio di chi vive il death metal pulsante nelle proprie vene, una devozione che si accompagna a un talento alla cui comprensione avrebbero di lì a poco tutti ceduto. Perché se tanta fecondità di idee è da ricercare nella più spassionata devozione al culto del metal della morte, una simile capacità di riordinarne i frutti in 40 minuti di magmatica saturazione del timpano umano non può essere che imputata all’enorme talento dei giovanissimi Immolation, che riescono nel non trascurabile compito di dare solidissima ossatura musicale al loro progetto. Qui entra appunto in gioco il magistrale lavoro batteristico di Smilowsky, che rappresenta uno degli aspetti più completi e ancora attuali del loro songwriting, assumendo un’incredibile elasticità che permette un’aderenza assoluta alle complesse ritmiche del duo Vigna/Wilkinson, senza che, tra rullate, fill rapidissimi e repentini cambi di tempo e di cellula ritmica, il risultato venga in qualche modo appesantito. Al contrario, il tiro mantiene sempre una dinamica invidiabile e le soluzioni musicali quivi adottate diventeranno ben presto paradigma assoluto per la brutalità stessa, i cui canoni hanno certamente qui le loro radici più recondite. Non si può poi trascurare il ruggito freddo e disumano di un Ross Dolan che sembra uscire dalle profondità stesse della terra; non si distingue forse per intensità o impatto, ma la sua gutturalità glaciale si fa sempre più strada nella mente dell’ascoltatore, tormentandolo con melodie sinistre e inquietanti, in una perizia per la definizione delle linee vocali decisamente inedita e che rappresenterà, benché non certo nell’immediatezza dei primi ascolti, uno dei caratteri vincenti di Dawn of Possession.
A dare una prova quasi inconfutabile del raziocinio della mia disamina (comunque stemperata da una viscerale passione del sottoscritto per questo disco) è subito l’opener Into Everlasting Fire, che rappresenta uno degli emblemi dello stilema che gli Immolation hanno marchiato a fuoco sulla ancora fresca pelle del death metal. Un’effusione innaturalmente perversa di creatività chitarristica che si concretizza in melodie immediatamente riconoscibili e malsane, così come in strutture ritmiche assolutamente distaccate dal paradigma del death metal classico, che ricercano linee assolutamente uniche, rese spettacolarmente dalla batteria, sempre in bilico tra velocità al cardiopalma e destrutturazione in funzione del pezzo, senza mai che un suo sbilanciamento ne pregiudichi la riuscita complessiva; nel frattempo, lasciate che Ross imprima nella vostra memoria uno dei chorus più monumentali della storia di questo genere. I ritmi più lenti e pesanti e gli armonici sparati a fior di pelle di Desponent Souls portano poi a un altro dei pezzi da novanta della formazione, la stessa title track dell’album, che rappresenta invece un esempio più lineare di death metal statunitense, che marcia spedito come un treno contro qualsiasi forma di religiosità e buon senso, lasciando solo i detriti sopravvissuti al tappeto di blast e cassa; i brividi sulla schiena saranno certamente sintomo immancabile di questo assalto di atrocità. Anche i lead, confusi ma taglienti, si intrecciano sul tappeto ritmico effusivo del pezzo. Those Left Behind ricompone il tiro e sposta la mira su un pezzo più lento, sebbene con le dovute accelerazioni, ma incentrandosi su musicalità più chiuse e monolitiche, che preannunciano stilemi più volte ricalcati dagli Immolation negli ultimi anni, con linee vocali chiare e appassionanti, sebbene mai private del morboso distacco che Ross trattiene da qualsivoglia forma di umanità. Si torna a mostrare il lato più intransigente degli Immolation con la seguente Internal Decadence e con l’allucinante No Forgiveness (Without Bloodshed), uno dei pezzi più riusciti dell’album, grazie a slanci davvero tritaossa, che non mancano di lasciare a bocca aperta anche dopo molti ascolti affezionati; i riff sono tra i più demoniaci usciti dalla penna o meglio dal plettro di Vigna, in un vorticoso rincorrersi che non cessa di proseguire anche nella successiva Burial Ground. After My Prayers rappresenta una delle b-side, se così possiamo dire, più degne d’attenzione, prestandosi a un’interpretazione vocale veramente eccezionale su un’altrettanto affascinante e oscura composizione, che varia da tempi più lenti a sorprendenti accelerazioni; lo stacco centrale, sul quale si instaura l’assolo dal sapore assolutamente Morbid Angel-iano, si ricollega poi ad un chorus saturo di agonia e pathos, nonché ad un outro davvero malsana. Dopo un’impietosa Fall in Disease, ultimo colpo di fuoco prima del finale, i nostri piazzano un inno al loro meraviglioso monicker; Immolation è davvero un misto esplosivo di old school, tra riff caotici, vulcanici e claustrofobici, con tempi sul ride dal sapore quasi thrash e assalti vocali terremotanti per una delle tracce più ispirate dell’album, nonché tra le prime ad essere composte, figurando già nei primi demo.
Resta ben poco da dire su questo capolavoro del death metal. Gli Immolation hanno posto qui la pietra miliare di un genere e il punto partenza di una carriera maestosa nelle tenebre musicali. È un album che, per il suo anno di uscita, mostra già la maturità assolutamente invidiabile della band e un talento che ha avuto modo di riconfermarsi disco dopo disco; in qualche modo l’acerbità che ancora aleggia, la produzione vecchio stampo e l’aggressività senza compromessi dei musicisti freschi che hanno partorito questo album rende Dawn of Possession un capitolo unico ed irripetibile nella storia della band, nonché del genere stesso, che non poche volte non ha fatto tesoro di essersi ispirato a queste note cariche di malvagità, furore e aggressività. È l’apoteosi del death metal.
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Band strepitosa di cui, sarò onesto, non amo il debutto. Senz\'altro godibile però non penso che possa scalfire neanche alla lontana lavori come Close To A World Below, semplicemente immenso. Per me gli Immolation con questo disco hanno fatto un buon death metal, però non hanno ancora trovato la loro formula, che verrà introdotta dal successivo Here In After, il disco dove gli Immolation diventano davvero gli Immolation. Anche altri album di death \"satanico\" di quel periodo, come Altars Of Madness e Onward To Golgotha lo battono. Nonostante non lo ami molto, si gode comunque. 76
PS: bellissima copertina devo dire |
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Perfezione totale, capolavoro massimo del death metal mondiale! Qui siamo di fronte alla quintessenza pura del death, come si suona, e come è concepito in generale! Non solo è il mio album preferito degli Immolation, ma anche tra i miei album preferiti in generale! Disco stra-consumato, a cui sono stra-legato e che rappresenta tanto per me, per il mio lifestyle, per quello che sono! Quasi impossibile citare un pezzo piuttosto che un altro, dall\'iniziale \"Into Everlasting Fire\" (iconica!!), a \"Despondent Souls\", alla title track, a \"Burial Ground\", \"After My Prayers\" fino a \"Immolation\"... parliamo di perfezione, nient\'altro da dire! Riffs intricati e maligni di Vigna, vocals demoniache di Dolan, il drumming meraviglioso, diretto e vario di Smilowski... insomma, un album che ti entra nelle vene!
Se vi definite deathster, non potete non possedere questo gioiello! |
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Da qualche settimana mi è tornata la fissa per il death primi anni 90. Mi sono preso alcuni album che appena usciti,quando avevo 16/17 anni, non potevo permettermi. L’ultimo arrivato è una ristampa fatta bene (non come quelle Earhache) di questo CD. È la bomba che ricordavo! |
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Il disco che mi ha introdotto al Death Metal. Oggettivamente 90, ma per affetto 100. |
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Una delle pietre miliari del Death Metal, al pari dei vari Altars, Tomb, Slowly etc etc etc. Capolavoro. |
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Gli Immolation con questo loro esordio dimostrarono di avere già una grandissima personalità. Il loro stile fatto di riff molto articolati, cambi di tempo, songs dalle strutture assolutamente non lineari, il tutto unito ad un sound che definire sulfureo ed infernale è poca cosa... all'epoca non aveva altri riscontri. Do 85 solo perché successivamente secondo me riusciranno a fare ancora meglio, ma comunque un album fondamentale per il death metal! |
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Seguiti già dai tempi delle demo tapes, ho salutato con grande entusiasmo il loro esordio su vinile. Prodotto dal gran master Harris Johns, la formula dei newyorchesi ti colpiva con riff devastanti , velocità sempre elevate e un vocalist gutturale davvero aggressivo. Un'album Death metal che avrebbe lasciato un segno profondo. |
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16
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Album molto tosto e brutale,in pieno stile anni 90 ovvero grezzo e compatto.Molto bello! |
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15
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Capolavoro, una band davvero immensa, death metal in tutto il suo splendore..95! |
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14
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presa la ristampa...immensi! |
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carriera invidiabile, impressionanti dal vivo! |
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sopravvalutati non credo proprio...senza esitazioni si possono benissimo inserire tra le dieci band statunitensi di death piu importanti di sempre... |
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Grandissimo disco, a me chi più chi meno piacciono tutti, compresi gli ultimi lavori. Questo si becca un 88 per dirla in numeri. |
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10
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Il miglior disco degli Immolation, che sono ancora oggi su altissimi livelli. Visti recentemente di spalla ai Marduk purtroppo, ma per quel poco tempo a disposizione hanno dimostrato tutta la loro bravura. |
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9
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Band che adoro, il disco in questione è uno dei capisaldi del movimento, e il migliore della loro eccellente discografia. Death maligno, claustrofobico, suonato senza tanti fronzoli e nero come la pece. Dal vivo comunque sono tutt'ora delle belve. |
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8
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Non mi piace la prima parte di carriera di questa band, nel senso che mi dice poco. I veri capolavori arriveranno poi fino al grande colse to a world Below che darà un gran contributo a spostare i confini di questo genere musicale. Anyway anche gli ultimi dischi sono più che buoni. Grandissima band anche dal vivo, tecnici come pochi e con un chitarrista che fa pure scena con le sue mosse teatrali. Molti gruppi death dovrebbero imparare da questi Immolation come si sta sul palco. Voto 85 |
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7
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ciao Lambru....di solito sono d'accordo con te....Ma dire che gli Immolation dal vivo non sono niente di che mi sembra molto ingeneroso...e anche dire che sono sopravvalutati...ma ci mancherebbe i gusti sono gusti...questa è storia però! E cmq li vidi nel 96 con i cannibal corpse e furono grandiosi....Vedere Ross dolan violentare il suo basso solo con le dita a velocità supersonica mentre grugniva è una di quelle cose che mi rimarranno sempre impresse dei Live che go visto. Ribadisco x me grandi. |
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6
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Per me gruppo sopravvalutato, un 75 a questo glielo do, certo vorrei vedere gli entusiasmi, se non fosse uscito all'epoca per la Roadrunner... poi per me hanno fatto anche alcuni dischi scarsi e dal vivo...niente di eccezionale... |
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Meraviglioso, e recensione da applausi. |
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Si deve anche commentare un capolavoro simile? |
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Nulla da dire.....uno dei pilastri di fondazione del death.... |
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La copertina dice tutto, disco strepitoso, il primo capolavoro degli Immolation. |
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mi inchino...capolavoro! |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Into Everlasting Fire 2. Desponent Souls 3. Dawn of Possession 4. Those Left Behind 5. Internal Decadence 6. No Forgiveness (Without Bloodshed) 7. Burial Ground 8. After My Prayes 9. Fall in Disease 10. Immolation
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Line Up
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Ross Dolan (Voce, Basso) Robert Vigna (Chitarra) Wilkinson (Chitarra) Smilowsky (Batteria)
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