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05/04/25
CULT OF FIRE + THE GREAT OLD ONES + CARONTE
REVOLVER CLUB, VIA JOHN FITZGERALD KENNEDY 39 - SAN DONÀ DI PIAVE (VE)
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( 5385 letture )
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I Gotthard sono, o forse meglio dire erano, una band enorme. La dipartita del mio amico Steve Lee apre fosche e dense nubi cineree sul loro futuro. Non hanno perduto solo un cantante, ma una parte immensa della loro essenza, della loro anima musicale. Una vera sciagura. Con questo nome storico sbocciano a Lugano nel 1992, Canton Ticino, Svizzera italiana, ma con una formazione leggermente diversa. Il nucleo marmoreo andava sotto il nome di Krak e ricordo nitidamente recensioni fantastiche sui metal mag dell’epoca per i loro demo su cassetta (si può citare Metal Shock per il quale collaboravo?), con una line-up composta dal vocalist Steve Lee, il chitarrista Leo Leoni, il bassista Marc Lynn, ed il batterista Hena Habegger. Praticamente i Gotthard fatti e finiti. Curiosamente Lynn proveniva dai China, altro gruppo svizzero di successo che mi capitò di osservare live mentre erano di supporto al buon album Sign In The Sky. Con la supervisione e la guida spirituale del ex-bassista/songwriter dei Krokus Chris von Rohr, il combo mutò nome in Gotthard, ispirato dal Passo del San Gottardo e con l'evidente gioco di parole "got" e "hard" (chi non le ha intese si prenoti un bel lotto di lezioni d’inglese e di sessuoterapia) e venne sottoscritto un contratto discografico con la major BMG. Con Von Rohr in veste di produttore e co-compositore, la band entra in sala di incisione per confezionare il disco di debutto. L'omonimo Gotthard esce nel 1992 ed ottiene da subito un buon riscontro stazionando per 15 settimane nella classifica elvetica. I principali autori sono Lee e Leoni, mentre il chitarrista dei Def Leppard, Vivian Campbell, partecipò come ospite suonando nei brani Firedance e Get Down, a significare l’importanza della band anche in assetto virginale, senza aver mai dato alle stampe nulla. I rossocrociati girano i video dei brani Hush e All I Care For, trasmessi a stecca su Mtv, facendo strage nelle classifiche del proprio paese, raggiungendo la quinta posizione e guadagnando il disco di platino. Il tour toccò la vicina Germania al fianco dei Victory e nel resto d'Europa si esibirono come supporto ai Magnum, aprirono poi un concerto per Bryan Adams a Zurigo e parteciparono a diversi festival in tutta Europa con ottimi feedback dall’audience. Insomma il primo lavoro eponimo fruttava per il meglio regalando grandi soddisfazioni ai ragazzi, ma andiamo ad analizzare da vicino queste dodici prime song targate “ce l’ho duro” ops scusate Gotthard.
La Sindone in verde, con occhi simil-laser, schiude un riff ad alabarda, continuativo, ipnotico, e la voce vetrosa e graffiante di Steve lascia il segno sulla pelle, ottimo inizio anche se il ritornello sa già di sentito. Ma va bin parei (traduzione: ma va bene così) per Standing in the Light anche perché il solo di chitarra è favoloso e sul finale il singer molla mazzate acciaiose sulle note alte: libidine. Downtown è puro hard americano con un rullante a sparo e una traccia chitarristica che eccita, doppiata da una Firedance che gode di belle key usate come strumento duro e molto efficace, drum eccellente. Qui la danza del fuoco si sente, scalda i cuori e innalza un hard music di grande pregevolezza con Steve che spara anelli infiammati sull’ascoltatore. Crema solare protezione 70 per non scottarsi. Poi dal vulcano esonda Hush e lì schioccano battiti di mani e goduria pura. Una canzone scritta da Joe South, coverizzata al tempo già dagli immensi Deep Purple, e qui resa in modo stupefacente. Ascoltate solo le strofe allungate dalla voce di Lee, basta questo per farvi amare questo cd. Voto 110 per questa traccia. Organo Hammond su Mean Street Rocket, buonissima intelaiatura ma il pezzo non fa certo gridare al lupo e rimane nella media, mentre Get Down ha un incedere molto purpleiano e piace per la sua verticalità e la crescita costante. Il solo di Leo Leoni è da maestri dello spartito rock, da diffondere nelle scuole di musica. Take Me è una scintilla procace che viaggia sulla riga di mezzeria delle highway americane, tonica ed energetica anche nel solo di hammond ad incrociasi con una sei corde smagliante, Angel invece ha climi soffusi da ballad power e l’esito è davvero buono. Lonely Heartache inaugura la porzione finale del disco e spinge che è un piacere con un gusto a la Whitesnake, la voce del grande Steve Lee gronda humus hard hard. Se Hunter va alla caccia grossa con un ritmo serrato ma con un chorus dozzinale, All I Care For è una perla che non si scioglie nell’aceto.
Una ballatona acustica che mette benzina nel carburatore dei sentimenti, un cantore di storie che non rimpiangeremo mai abbastanza con quelle corde vocali che accarezzavano e scudisciavano al tempo stesso. Grazie Steve, di tutto, davvero. Spunta anche la bonus track, That's It, attacco frontal-strumentale che sinceramente non centra nulla con il resto del playing e che poteva essere evitato. Un passo d’abbrivo non sensazionale ma davvero di valore, grande valore, e infatti i cinque, Freddy Scherer (chitarra) verrà aggiunto live per aumentare il peso del sound, suoneranno moltissimo in giro collezionando anche uno show case al Foundations Forum di Los Angeles, casa del music biz a stelle e strisce. E proprio quello sarà il loro mercato di riferimento e l’obiettivo principale per il loro secondo, fantastico capitolo, senza però perdere i punti di riferimento con la vecchia Europa. Alla riuscita del long playing contribuirono anche Pat Regan e Neil Otupacca alle tastiere e Peavy Tanner come assistant mixing del capacissimo Chris von Rohr. Un lavoro da avere, la prima tessera di un puzzle che si evolverà in una carriera straordinaria.
Gotthard break up your asses!
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18
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RItorno dopo anni su questa recensione perché stamattina mi sono rimasso il CD in macchina.... secondo me é la cosa più Glam/Hair e AOR che hanno fatto i Gotthard infatti questo poteva benissimo essere un disco dei Whitesnake di 1987 o dei Def Leppard del medesimo periodo.
Sarà forse un caso che il disco venne registrato a Los Angeles proprio quando il genere stava passando di moda?
Nonostante ci fossero stati già i China come pure i Krokus é incredibile come da un posto non famoso per il Rock sia uscita fuori una band simile....
So già che qualcuno salterà su a dirmi che pure in Italia abbiamo avuto artisti di valore e pure dello stesso genere, ma con i medesimi successi commerciali e sorpattutto ancora in attività nessuno come loro dalle nostre parti... |
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17
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Complice un bell'articolo monografico su una rivista che prendo regolarmente ho avuto la voglia di rimettere su questo cd. Che dire? Ma perché quando è ora di mettere su bel disco di hard rock fumante me lo dimentico sempre? Qua siamo a livelli stellari, ma proprio tanto stellari. |
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16
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Scoperti (purtroppo) in ritardo ma, un buon gruppo dalle sonorità robuste e adeguatamente potenti. Il disco d'esordio è molto impattante, e merita più di un ascolto. |
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15
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Uno dei miei dischi Rock preferiti in assoluto! Secondo me é pure il migliore che hanno prodotto.
Mi innamorai al primo ascolto di Downton, ma soprattutto di All I care for. La voce di Steve Lee era qualcosa di perfetto!
Questo album ha meritato tutto il successo che ha avuto in termini di vendite.
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14
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Fantastico!!!! Debut che fa saltare in aria sulla sedia!!! |
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13
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debutto con i contro coioti per questa band italo/luganese...gia' dai brani bellissimi all'interno di questo debut si capiva che l'ensamble era notevole!!! |
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12
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Un album che lascia allibiti. Devo essere sincero, non li avevo mai ascoltati. Nel 1992 ero troppo preso da altre sonorità, ma grazie ad una serie di promozioni mi sono deciso di tentare l''acquisto. Sono senza parole: puro hard rock con musicisti degni dei fuoriclasse inglesi. Standing in the night, Firedance, Hush, Angel e All I care for sono brani che sarebbero stati epocali anche nell''85. 80 |
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10
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Tra l'altro contiene la mia ballata preferita, All I Care For... Indimenticabile Steve. |
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9
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@raptus...nn dirlo a me..mi scontro con questa realtà putrida dal 1980...vedi un po tu quanti anni sono....e di conseguenza quanti anni ho...quindi... |
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8
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@ Frankiss..... si ma vedi sono band come queste che ti fanno odiare il commercio musicale italiano e soprattutto ti fanno vergognare quando in giro dici di ascoltarle e ricevi il classico "Ehh?? Chi??? Ma che roba è??" anche da chi dice di ascoltare rock. E' questo che rammarica, perchè non stiamo parlando di un gruppo black metal che giustamente se ne sta tra i suoi ascoltatori di nicchia, ma di una band che per radio ci sarebbe andata alla grande... ricordo che ogni suo cd per me era la colonna sonora ideale di ogni viaggio... Questo intendo dire... grande tristezza per un gruppo che poteva anche NON essere di nicchia. |
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7
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Gran debutto di una delle mie hard rock band preferite, nonché più sottovalutate dal music biz... |
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6
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@Raptus..quando mai major o radio nel nostro paese hanno spinto o promosso hard rock band? mai ovviamente...Non sono sconosciuti in Italia i Gotthard..hanno suonato molte volte e hanno sempre avuto un mercato,certamente di nicchia, e tanti ammiratori... |
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4
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Io invece rimango realista e per questo molto triste per il destino di questo gruppo sconosciuto in Italia. Meritavano molto ma molto di più, forse erano colpevoli solo di una cosa: non essere statunitensi. Che dire, il loro genere e la voce di Steve erano grandiosi ma ricordavano forse troppo un'epoca e una location che non erano più di moda, forse è pure per questo che nessuna major o radio ha mai avuto l'interesse di farli ascoltare pure al pubblico di massa. Lipservice in particolare se lo mettevano per radio secondo me avrebbe spopolato.... grande e profonda tristezza per un gruppo valido ma che purtroppo gran pochi han saputo apprezzare. |
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3
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il "gioco di parole" su got-hard l'ho sempre pensato, ma credevo di esser un maniaco io comunque che dire: hanno iniziato molto bene e hanno anche finito (purtroppo, credo) bene... li ho scoperti con gli ultimi ottimi lavori in studio, ma sono davvero molto buoni anche nella loro prima veste, un po' più "grezza" diciamo... gran gruppo i Gotthard |
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2
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Buon disco, ma i successivi sono superiori, è un 80 per me |
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1
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me l hanno regalato...nn il mio genere...ma ascoltabile |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Standing in the Light 2. Downtown 3. Firedance 4. Hush 5. Mean Street Rocket 6. Get Down 7. Take Me 8. Angel 9. Lonely Heartache 10. Hunter 11. All I Care For 12. That's It [bonus track]
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Line Up
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Steve Lee - voce Leo Leoni - chitarra Marc Lynn - basso Hena Habegger - batteria
Musicisti Ospiti Vivian Campbell - chitarra su tracce 3 e 6 Pat Regan - tastiere Neil Otupacca - tastiere
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