|
05/04/25
CULT OF FIRE + THE GREAT OLD ONES + CARONTE
REVOLVER CLUB, VIA JOHN FITZGERALD KENNEDY 39 - SAN DONÀ DI PIAVE (VE)
|
|
|
20/03/2025
( 495 letture )
|
È innegabile che l'ascesa folgorante dei Molchat Doma (Молчат Дома in cirillico) debba molto al popolare revival delle sonorità synthwave, al quale si è aggiunto il fascino, sempre presente, per l'estetica e l'architettura dell'ex-blocco comunista. Ma il gruppo di Minsk ha fatto ben più che combinare questi due elementi. Malgrado un contesto fertile a una tale proposta, il Terzetto ha compiuto un vero e proprio exploit: portare all'attenzione delle masse un genere all'origine destinato ad una stretta nicchia di ascoltatori, basato su influenze ultra-settoriali (il rock sovietico degli anni Ottanta) e per di più cantato in russo. Nel giro di una manciata d'anni, la band ha raggiunto livelli di notorietà inaspettati, imponendosi come uno dei nomi di punta della scena alternative/elettronica odierna -l'imponente tournée che il gruppo ha appena concluso negli Stati Uniti è lì a dimostrarlo. È il secondo album, Etazhi (2018), che schiude ai Molchat Doma le porte della notorietà internazionale, grazie all'aiuto degli algoritmi e, soprattutto, in virtù di un contenuto di indubbio valore. Il successo del disco ha permesso ai Tre di staccare un contratto con la prestigiosa etichetta indipendente Sacred Bones Records, che ha ristampato e distribuito i primi due lavori del gruppo negli States, prima di dare alle stampe l'attesissimo successore, il qui presente Monument (Монумент).
Se Etazhi era l'album della scoperta, Monument è quello della consacrazione. Non è un caso che il nuovo nato si presenti in maniera esplicitamente trionfalista, a partire dal titolo e dalla copertina. Fedele alla tradizione, questa ripropone un elemento di architettura comunista: dopo il suggestivo hotel Panorama, ecco arrivare l'imponente Monumento alla fondazione del Partito, scultura di 50 metri che svetta nel cuore di Pyongyang. L’artwork del disco fornisce un ulteriore indizio circa il suo contenuto che, all’immagine dei colori sfoggiati dalla copertina, si rivela meno cupo del predecessore. Ce ne si rende conto sin dall’opener Utonut’: dopo una lunga introduzione atmosferica, il brano si schiude in una cristallina melodia tessuta dai sintetizzatori, lontana dal feeling oppressivo e conturbante di Etazhi. Non cambia invece il carattere asettico e glaciale della proposta, scandita da una chirurgica drum machine e solcata da gelide melodie, così come il cantato salmodiante del frontman Egor Shkutko, invero un po’ più espressivo di come ce lo ricordavamo. Se il risultato finale sembra leggermente più "sereno" che in passato -parola da prendere comunque con le pinze visto il gruppo in questione-, il suono dei Molchat Doma resta inconfondibile e dannatamente efficace. La predominanza dei synth e della melodia caratterizza altri due episodi, Udalil Tvoy Nomer e Discoteque: quasi leggiadra la prima, più ritmata e tipicamente danzereccia la seconda, come il titolo suggerisce. Gli altri episodi ritrovano una strumentazione più classicamente rock e si riallacciano più frontalmente a Etazhi, mettendo ben in mostra la lezione dei sovietici Kino. È in questi passaggi che il gruppo bielorusso dà il meglio di sé, come dimostrato ad esempio da Obrechen: la strumentale si svuota, emerge l’ottimo basso di Pavel Kozlov, mentre le fredde trame chitarristiche di Roman Komogortsev scandagliano un brano desolato quanto trascinante. Notevole anche l’up-tempo Zvezdy, che riprende gli elementi precitati aumentando i battiti, dipanandosi in tutta la sua austera eleganza. Si potrebbero utilizzare pressappoco le stesse parole per qualificare Otveta Net, altro esempio che mostra la capacità innata del Terzetto nello scrivere brani avvolgenti e suggestivi. Il singolo Ne Smeshno abbassa i battiti ma alza la tensione, palpabile nelle scariche percussive che ne crivellano l’andamento costantemente sospeso. Se Leningradskiy Blyuz sfoggia un apprezzato andamento marziale, la conclusiva Lubit’ i Vypolnyat’ scioglie l’energia latente del disco in una mesta litania, avvolgente e coinvolgente, sulla quale il frontman firma una prestazione particolarmente sentita. Uno dei migliori episodi dell’album.
Il terzo lavoro dei Molchat Doma non delude quindi le aspettative e ripropone una ricetta sperimentata con successo sul predecessore. Bisogna però riconoscere ai Nostri di aver fatto prova di un certo coraggio, cambiando in parte la natura dei brani, allorquando sarebbe stato più comodo e meno rischioso procedere sulla via tracciata da Etazhi. Senza stravolgere il proprio sound, la band osa dare maggior spazio alla melodia e a composizioni più aeree le quali, se non proprio solari, possono comunque essere definite più luminose che in passato. Ma si tratta di una luce smorta, riflessa dai cristalli di ghiaccio di una musica intimista e altera per natura. Soprattutto, questa scelta non pregiudica assolutamente la qualità del disco, che scorre senza cedimenti dall’inizio alla fine, inanellando un brano più bello dell’altro. E questa è la cosa che più conta.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
6
|
Ahaha si ho sbagliato, come il muro. Comunque ascoltati l\'ultimo, è il loro migliore |
|
|
|
|
|
|
|
|
4
|
L\'ultimo è il loro migliore, questo qui un po\' schiacciato tra il debutto e l\'ultimo, ma pur sempre buono. Quale caduti dopo il muro... |
|
|
|
|
|
|
3
|
Caduti dopo Etazhi, esattamente come il muro |
|
|
|
|
|
|
2
|
Concordo con Idn. Ci sono tornato su anche successivamente però non mi ha convinto più di tanto. |
|
|
|
|
|
|
1
|
Lo avevo ascoltato appena uscito, Etazhi mi era piaciuto molto, questo mi aveva lasciato poco. Forse dovrei riascoltarlo. |
|
|
|
|
|
INFORMAZIONI |
 |
 |
|
|
|
Tracklist
|
1. Utonut’ 2. Obrechen 3. Discoteque 4. Ne Smeshno 5. Otveta Net 6. Zvezdy 7. Udalil Tvoy Nomer 8. Leningradskiy Blyuz 9. Lyubit' i Vypolnyat’
|
|
Line Up
|
Egor Shkutko (Voce) Roman Komogortsev (Chitarra, Sintetizzatore) Pavel Kozlov (Basso, Sintetizzatore)
|
|
|
|
RECENSIONI |
 |
|
|
|
|
|