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04/04/25
STEVE WYNN
ARCI BELLEZZA, VIA G. BELLEZZA 16/A - MILANO
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Crimson Dawn - It Came From the Stars
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21/08/2023
( 1798 letture )
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Un’introduzione affidata ad una gotica melodia e poi le porte del castello di Prospero ci vengono spalancate per questa uscita discografica dei Crimson Dawn.
Ci si approccia a questo lavoro con particolare curiosità, in primo luogo perché la band propone un nuovo album con una line up rinnovata, già testata con l’EP The Open Coffin, in secondo luogo perché chi ignorava l’appartenenza dei Crimson Dawn al suolo italico si aspettava un accento svedese di fantozziana memoria. Ma quella svedese, in questo caso, è solo un’influenza, ed è difficile non udire i Candlemass, quelli del Messiah Marcolin. Ma sarebbe indelicato attribuire solo quell’ascendente ai milanesi, perché all’interno di It Came From the Stars ci sono sfumature sabbatthiane, in maggior parte maideniane e atmosfere debitrici al dark sound italico che connotano in maniera originale la proposta della band. Le liriche invece si ancorano alla narrativa weird in ogni sua forma, a partire da Edgar Allan Poe, dalla già citata intro Prospero’s Castle al brano che ne è la prosecuzione, l’imponente e monolitica The Masque of Red Death.
Il lavoro dei musicisti colpisce per la capacità di generare un tappeto sonoro adeguato al testo del brano: mentre il basso diviene l’impalcatura, le chitarre esaltano il climax del testo, accompagnate da un tappeto di tastiere che svolgeranno un ruolo fondamentale per tutta la durata del disco, la batteria in doppia cassa sul solo di tastiere e di chitarra ci trascina verso gli attimi conclusivi della traccia e della storia, il tutto con il drammatico timbro di Claudio Cesari a narrare la piaga della morte rossa. E così come nel primo brano, che sembra adattarsi alla struttura tipo del racconto di Poe, il secondo brano Hunter’s Dream, sembra invece un testo teatrale in più atti. Dal titolo si desume come sia ispirato a Bloodborne, videogioco che ha ripreso in maniera innovativa la narrativa lovecraftiana e la traccia ne è la riproposizione più fedele che si potesse comporre. E’ un pezzo epico, un mid tempo retto da un basso maestoso, immerso in un’atmosfera gotica che si adatterebbe benissimo alla colonna sonora del gioco e che ne ripropone le sfumature sia tragiche che rivelatrici della complessa storyline del cacciatore. Il lavoro collettivo che viene fatto dalla band con le chitarre, le tastiere e la sezione ritmica è superlativo, a ciò si aggiunge l’abilità del frontman che raggiunge picchi straordinari durante il ritornello. L’aggiunta di una seconda voce nel finale eleva in maniera ancor più teatrale il racconto. Fade Away, espone all’ascoltatore in maniera palese i numi tutelari della band, a partire da una cavalcata melodica di tastiere. Un heavy melodico di ispirazione maideniana, in cui gran lavoro viene svolto dalle diverse sfumature con cui Cesari connota il brano. Colpisce per la sua particolarità l’interludio di basso, batteria e tastiere, che aprono al solo di chitarra di Dario Beretta. Dopo aver ascoltato Nera sinfonia si è pensato che i Crimson Dawn potessero puntare maggiormente ad un cantato italiano, tale è la bellezza del brano che sembra narrare l’arrivo degli antichi sulla terra, degli Shoggoth probabilmente, o di qualche divinità del pantheon lovecraftiano. L’imponenza del brano lo conduce sull’epic doom con forti tinte melodiche .
La tracklist ibrida con un cantato bilingue in realtà è l’ideale per la proposta della band, anche perché c’è l’abilità di un vocalist in grado di permetterlo.
Solace of Death, è la storia di una battaglia contro un esercito di revenants, un heavy metal particolarmente epico, nuovamente i Crimson Dawn continuano con la loro narrazione descrivendo non solo con i testi ma con delle atmosfere memorabili la storia che vogliono raccontare. Ciò si desume dai cambi di ritmo e dalle sfumature musicali inserite durante lo storytelling. Notevole lo scambio tra chitarre e tastiere, con un solo di Emanuele Laghi incalzato da Beretta, la tragicità del racconto viene interpretata magistralmente dalla voce di Cesari sull’outro del brano. A seguire una sfilata di orrori e paure nel circo del Ringmaster, traccia maideniana strutturata in maniera semplice ma efficace anch’essa nel racconto. Lo stesso vale anche per la successiva Of Gods and Mortals, in cui viene trattata l’importanza delle storie come collante dell’umanità. Il brano finale, basato su uno dei più bei racconti di Lovecraft, “Il colore venuto dallo spazio”, rimane in linea sull’heavy metal epico, ricordando nella parte “space” dell’interludio la Ancient Mariner cantata dalla Vergine di ferro nel capolavoro Powerslave. A questa segue il solo dei due chitarristi che si alternano con degli scambi caratterizzati da un’ottima tecnica.
Pur non essendo un concept album, ogni traccia di It Came From the Stars è legata con la successiva dalla capacità della band di raccontare storie, e la bellezza del disco risiede nel fatto che non è solo il vocalist il fautore della narrazione, ma ogni membro dei Crimson Dawn ne è parte integrante grazie alle sfumature impresse dal proprio strumento. Ed è proprio il concetto di ruolo ad assumere rilevanza perché anche nelle parti più virtuose di un singolo musicista nulla è fatto per puntargli i riflettori, tutto è costruito in maniera minuziosa e volto a raccontare musicalmente la propria versione di queste weird tales. I membri dei Crimson Dawn svolgono ognuno la propria funzione in maniera encomiabile, come se fossero un unico narratore e riescono con questo disco ad essere un esempio dell’evoluzione di un genere sul territorio italico. Le loro influenze sono palesi, un loro punto di forza, in quanto la band riconosce chi ha reso grande un genere a livello internazionale prendendone la giusta ispirazione, non riproducendo l’idea compositiva in maniera fedele, ma integrandola al proprio sound e facendo scaturire le proprie composizioni in maniera autentica. Un plauso infine va fatto alla produzione: la complessità di questo disco e dell’infinità di sfumature al suo interno sono state gestite in maniera bilanciata, amalgamando gli strumenti e le diverse tipologie di cantati adeguatamente, il risultato finale rende giustizia al lavoro fatto in fase di registrazione, mix e mastering.
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Probabilmente il pappagallo in questione ha provato a fare metal e non c\'è riuscito e quindi è invidioso. |
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Album piacevole che si lascia ascoltare senza arrivare a chissà quali vette.. Cantante versatile e belle parti di Chitarra.. Promossi. |
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Per gli amanti del genere sicuramente un gran disco... per gusti personali a me dopo un po\' annoia, ma la qualità c\'è e si sente. |
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Tra l\'altro niente male questa band. |
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hard n heavy,lascia perdere...tempo perso. |
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@ Pappagallo81, testa durissima beccati questi altri capolavori: Rhapsody \'\'Legendary Tales\'\' Athena \'\'A New Religion?\'\' Heimdall \'\'Lord of the sky\'\' Goblin (discografia) CCCP - Fedeli alla linea \'\'Live in Punkow\'\' Litfiba \'\'17 re\'\' Eldritch \'\'El niño\'\' Dark Quarterer \'\'The Etruscan Prophecy\'\' Methodica \'\'Searching for Reflections\'\' Empty Tremor \'\'The Alien Inside\'\' Evil Wings (discografia) Black Jester \'\'DIARY OF A BLIND ANGEL\'\' Black Jester \'\'WELCOME TO THE MOONLIGHT CIRCUS\'\'. |
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Una persona che scrive \"il Metal targato Italia non mi piace\", e nel contempo afferma che non lo ascolta, ha due idee ben confuse.. A meno che abbia ascoltato qualcosa qua e là.. Boh! |
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@ Pappagallo81. Detto anche testa dura, e questi capolavori dove li mettiamo: Timoria \'\'Viaggio senza vento\'\' Labyrinth \'\'Return to Heaven Denied\'\' PFM \'\'Storia di un minuto\'\' PFM \'\'Per un amico\'\' PFM \'\'Jet Lag\'\' IN.SI.DIA “ISTINTO E RABBIA“ IN.SI.DIA “GUARDA DENTRO TE“ Death SS \'\'Heavy Demons\'\' Extrema \'\'Tension at the Seams\'\' Novembre \'\'Arte Novecento\'\' Sadist \'\'Above the Light\'\' Sadist \'\'Tribe\'\' Opera IX \'\'The Call of the Wood\'\' |
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A questo punto non posso far altro che dare ragione a Lizard al #2...senza parole. |
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@progster78 l\'Italia lo sai leggere e capire? Mi sembra che sono stato chiaro quando ho detto che x me il metal non e\' Italiano...ma,straniero.Quindi se uno dice : che le band Italiane li scarto a priori senza nemmeno ascoltarli non si gli può chiedere che band Italiane ha ascoltato.Ti e\' chiaro? Ora voglio evitare polemiche inutili e se a voi pocciono le band Italiane ascoltatele pure con salute...io ascolto di meglio...moooolto meglio...sarà un mio pregiudizio ma e\' più forte di me.Vi saluto 👋 |
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Pappagallo81,vorrei chiederti senza alcuna polemica quali band hai ascoltato della scena italiana che ti hanno fatto cagare,perché ti posso assicurare che ce ne sono a quintali di grande levatura e spessore,di vecchie e di nuove. |
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Quando leggo commenti del genere non capisco mai se sono sentiti come tali o è un modo invece per attirare l\'attenzione, tipo una sorta di paicologia inversa: diciamo che una cosa fa schifo, così magari qualcuno dice che invece è bella... boh... |
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Il metal targato Italia mi fa cagare...per fortuna nn ho gruppi italiani nella mia collezione.Scusate questo mio pregiudizio ma quando leggo che sono Italiani nn li ascolto proprio ...e\' più forte di me.Il metal nn e\' Italiano a mio avviso.Saluti |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Prospero’s Castle 2. The Masque of Red Death 3. Hunter’s Dream 4. Fade Away 5. Nera Sinfonia 6. Solace in Death 7. The Ringmaster 8. Of Gods and Mortals 9. The Colour Out of Space
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Line Up
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Claudio Cesari (Voce) Dario Beretta (Chitarra) Marco Rusconi (Chitarra) Emanuele Laghi (Tastiera) Alessandro Reggiani Romagnoli (Basso, chitarra acustica) Luca Lucchini (Batteria)
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