|
05/04/25
Mantras for Peaceful Death over Europe
Revolver Club - San Donà di Piave
|
|
The Halo Effect - Days of the Lost
|
23/09/2022
( 3520 letture )
|
Ne avevamo bisogno.
Con la copertina runica firmata dal bravo Adrian Baxter, si presentano con stile al grande pubblico i The Halo Effect, supergruppo in seno alla storica Nuclear Blast. Mikael Stanne (Dark Tranquillity ed ex-In Flames ), Niclas Engelin (In Flames ; ex - Gardenian), e il lussuoso trio Jesper Strömblad, Peter Iwers e Daniel Svensson (ex - In Flames) sono amici di lunga data e, in onore degli anni ’90, mettono in piedi questa mega-band con sovraumana disinvoltura e piglio nostalgico. Ovviamente, per la vera qualità non bastano solo le idee e il battage pubblicitario, quanto più una scrittura affilata e concreta, peculiarità principale di questo debutto nordico che, dopo una manciata di ascolti, ci convince appieno stracciando ogni perplessità.
Le danze si aprono con l’uscita anticipata del bellissimo singolo/video Shadowminds: semplice, efficace, pregna di spirito melodico e con un ritornello da capogiro, l’apripista dell’oscuro Days of the Lost mette in tavola graditissime porzioni di metallo svedese, infarcendo il tutto con suono pulito, moderno e non scevro da contorni elettronici. Ok, le novità risiedono altrove, ma è assolutamente impensabile e impossibile rimanere indifferenti al cospetto dei riff partoriti dal leggendario Jesper Strömblad, che torna in pista dopo la costante lotta con l’alcolismo. Una battaglia che l’ha portato ad allontanarsi da studio e palchi, salvo riprendere le redini della situazione grazie a questo potentissimo viatico metallico. È tempo di revival? Decisamente, anche perché sono passati quasi trent’anni (!) dagli albori del death melodico duro e puro, fatto di riff veloci, melodie cristalline e ritornelli diretti. Sulla stessa scia dell’acrobatica Shadowminds si muovono anche la title-track e il secondo singolo Feel What I Believe , meno anthemico ma decisamente movimentato con il suo up-tempo snello e feroce. L’intero platter, non privo di qualche scivolone, si muove in direzioni note ma aggiornate, con la splendida voce -aggressiva ed elegante- del sempreverde Mikael Stanne, che sembra vivere nell’eterna giovinezza estetica e vocale. I grandi ritorni di Peter Iwers e Daniel Svensson sono la ciliegina sulla torta, per un feeling ritmico e un low-end assicurato. 41 minuti di metallo che pesca a piene mani dalle impalcature dei vari Haven, Character, Clayman e Sounds of a Playground Fading delle rispettive navi-madre, ma con una scrittura e una composizione decisamente focalizzata, che non disdegna rallentamenti e voci pulite (la stupenda A Truth Worth Lying for), ma che non convince in ogni brano (la scialba Conditional e la farraginosa Gateways non sono all’altezza della scaletta). Piccoli errori che -al cospetto del grande rientro- soccombono facilmente e vengono di conseguenza perdonati. Che si sia estimatori o fan dei differenti periodi creativi di Dark Tranquillity , In Flames e Soilwork non importa, perché la qualità messa in mostra dalla sequenza di centri non è scontata, specialmente quando si tratta di suono organico e sincero, che tributa le radici piuttosto che cercare di stupire. Così, tra una Days of the Lost tutta da cantare e una The Needless End che ci proietta indietro di almeno 25 anni con le sue twin-guitar, ci troviamo ad assaporare il nuovo arrivato senza accorgerci che mister Big Time ci ha nuovamente rubato la scena. L’emblematica Last of Our Kind, con il suo intro drammatico, la voce di Matt Heafy e la progressione cinematografica, così come la conclusiva Most Alone -cadenzata e melanconica- mettono il punto su questo primo, solidissimo album in studio.
Quindi? Risposta facile: tra esaltazione per il passato e speranza per il futuro, chiudiamo il booklet di Days of the Lost super soddisfatti e vogliosi di altra materia firmata The Halo Effect , sperando che l’avventura possa continuare nel migliore dei modi, tra tempistiche dilatate, vecchie amicizie e soprattutto attraverso grande musica. Ben ritrovati!
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
35
|
Boh non è male, ma puzza troppo di plastica. |
|
|
|
|
|
|
34
|
un buon disco senza un vero capolavoro ma con diversi pezzi di qualità. |
|
|
|
|
|
|
33
|
Una ciofeca? Magari...scorre via senza lasciare alcuna impressione, roba strasentita inferiore a tutti i dischi citati nella recensione...un Folk Melodic Death Metal noioso da morire. Spero in Foregone degli In Flames |
|
|
|
|
|
|
32
|
Una ciofeca? Magari...scorre via senza lasciare alcuna impressione, roba strasentita inferiore a tutti i dischi citati nella recensione...un Folk Melodic Death Metal noioso da morire. Spero in Foregone degli In Flames |
|
|
|
|
|
|
31
|
Una ciofeca? Magari...scorre via senza lasciare alcuna impressione, roba strasentita inferiore a tutti i dischi citati nella recensione...un Folk Melodic Death Metal noioso da morire. Spero in Foregone degli In Flames |
|
|
|
|
|
|
30
|
Pessimo, come il peggiore degli ultimi dark tranquillity |
|
|
|
|
|
|
29
|
Praticamente il 90% del metal è anacronistico, però si punta sempre il dito contro chi suona questo tipo melodeath o nu metal. Poi magari questi si ascoltano l'ennesima band revivalista hard rock '80 o heavy metal. Roba che seguo costantemente e che mi da non poche soddisfazioni, ma conscio del fatto che è, appunto, roba anacronistica. Solo che non lo scrivo in giro, tutto qua. |
|
|
|
|
|
|
28
|
Concordo con @Broken Arrow, in almeno tre/quattro pezzi superano (di brutto) quanto fatto dalle band madri nell'ultimo ventennio, o quasi.
C'è qualche passaggio a vuoto, innegabile, un paio di brani scartabili, lo dicono un po' tutte le rece in giro... senza però indicare mai gli stessi brani... curioso, no?
Forse, vista la line up, mi aspettavo qualcosa di più, ma in linea di massima trovo condivisibile il voto della reda. Trovo molto meno condivisibile il discorso "avrebbe avuto senso 20 anni fa", che oltretutto non si legge affatto spesso e mi da parecchio da pensare. Se non piace, ok ci sta, se non esalta, ok ci sta, se fa cagare idem ma... dire che non ha senso a livello cronologico è aberrante se si butta un occhio al contesto del metal in generale ad oggi.
In ogni caso, spero di sentire altro ancora da questi ragazzacci. Per me, promossi! |
|
|
|
|
|
|
27
|
@Shock: non sono d'accordo, ma rispetto il tuo punto di vista. La pensavo anche io come te ai primi passaggi, poi è cresciuto in maniera pazzesca...almeno 5 pezzi sono meglio di tutto quello che hanno fatto sia IF che DT negli ultimi 20 anni...certo, paragonarlo ai capolavori delle rispettive band di 30 anni fa non so che senso abbia, ma al di là di questo trovo assenza totale di manierismo, e pezzi scritti veramente in modo incriticabile. Unica "pecca", quella cavolo di clean vocals che rompe i marini su due tracce |
|
|
|
|
|
|
26
|
vengo dall'ultimo degli unanimated che è un'album fantastico, ma devo ammettere che anche questo non è male bravi |
|
|
|
|
|
|
25
|
Comunque Gateways è uno dei pezzi più belli del lotto. Album spettacolare. |
|
|
|
|
|
|
24
|
Mi sono avvicinato senza pretese a questo Album ed invece di ascoltare un Lavoro "onesto" e nulla più, mi sono imbattuto in 40 minuti di alto livello musicale.. Non ho riscontrato Manierismo.. Solo tanta passione e brani con un'anima.. Che poi è quel che conta quando si ascolta Musica.. Promosso senza riserve.. Per Me un 80 se lo merita tutto! |
|
|
|
|
|
|
23
|
@Broken Arrow: per mettere un mio commento a qualsiasi album mi prendo tutto il tempo necessario, più e più volte. Pure ieri ci ho provato ma sono arrivato a fatica alla fine, con la noia che mi assaliva. Come puoi vedere qui sotto e da altre parti è un disco che divide, a chi piace a chi no. Ribadisco che non è un brutto lavoro ma lontanissimo (per me) dalla qualità di un Clayman, Reroute to rimani o The Gallery. E non è un problema di anni, pure 20 anni fa sarebbe stato giudicato così. Secondo me se invece del progetto di Stanne e Stromblad fosse un disco di Ciccino d'Abane nessuno o quasi lo considerava. Ovviamente per te è un grande lavoro ed è giusto così, i gusti non si discutono. |
|
|
|
|
|
|
22
|
Questo è un signor disco. Punto! |
|
|
|
|
|
|
21
|
Ehhh questi signori X fortuna sanno ancora scrivere dell'ottimo death melodico!! Personalmente avrei preferito una proposta più vicina agli albori del genere ma oggettivamente i brani sono scritti bene, suonati con un'attitudine che fa trasparire genuinità da ogni singola nota, e sono eterogenei ed ispirati....cosa chiedere di più? Certo fossero usciti vent'anni fa mi avrebbero fatto più contento perché era ciò che tutti noi ci aspettavamo in quell'epoca, ora l'effetto nostalgia per chi ha vissuto gli anni d'oro dello Swedish è inevitabile, ma tant'è...meglio tardi che mai!! E a quanto pare a breve avremo un nuovo ep, dunque non si tratta di una band messa su a casaccio, e la qualità della musica lo conferma! Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano friden e gelotte, o sundin jivarp e henriksson di questo progetto |
|
|
|
|
|
|
20
|
@shock: mi permetto, ascoltalo bene e magari lasciagli un attimo di tempo. Comprendo, con la mole si uscite odierne, la necessità di dire la propria in fretta, io ho avuto la tua stessa impressione ai primi passaggi, ma è un disco che cresce tantissimo ad ogni ulteriore passaggio, e non è vero che non ci sono picchi... |
|
|
|
|
|
|
19
|
Ascolto intensivo oggi. Cosa dire? Si da ascoltare, due o tre buonissimi pezzi, ma generalmente un disco che non offre picchi alti lungo tutte le tracce, anzi. Il problema fondamentale è che questi gruppi (alla fin fine sono praticamente In Flanes/Dark Tranquillity combinati) se non riescono a tirare fuori pezzi degni del passato si avvitano su loro stessi, proponendo gli stessi riff e le stesse soluzioni che rischiano solo di essere il compitino ben fatto ma niente più. E questo album ne è la conferma . Magari dovrebbero avere il coraggio di andare oltre (tipo i Soilwork che riescono negli ultimi anni a fare album di spessore staccandosi dal passato tout courte) e provare nuove soluzioni. Ma probabilmente a loro sta bene restare nella loro comfort zone, di certo i fans più affezionati ne saranno contenti, ma poi finisce lì, di questo album tra qualche anno nessuno se ne ricorderà. |
|
|
|
|
|
|
18
|
Quante volte lo avete sentito a palla in macchina?
1/2/3 volte? bene vuol dire che piacicchia ma meglio altro..7/8/9/10/11…. bene vuol dire che piace…chi se ne sbatte se e’ nostalgico, che profuma o puzza a seconda delle latitudini di gia’ sentito etc etc..
IL DISCO E’ una FIGATA…PUNTO E A CAPO |
|
|
|
|
|
|
17
|
Mi piace. tuffo nel passato? a tratti. Alcuni pezzi sembrano degli attuali Dark Tranquillity. Blackmore Forever un mito. Domanda per te. Ha senso ascoltare ancora Blackmore nel 2022? |
|
|
|
|
|
|
16
|
Bel disco, molto godibile e di gran classe col solito Stanne superlativo. Nulla di nuovo ma un bell’esempio di death metal melodico di Goteborg seppur abbastanza easy |
|
|
|
|
|
|
15
|
Il problema del disco è la qualità, pezzi di mestiere, scialbi che non spiccano a parte due/tre..ma criticarne l'intenzione, il vero elemento di pregio del progetto, è da sciocchi. |
|
|
|
|
|
|
14
|
Una sorta di operazione nostalgia per quel metal melodico che fece fuoco e fiamme una ventina di anni fa. Naturali le influenze delle band madri (scontato dirlo). Niente di originale ma la domanda è: ci si aspettava qualcosa di originale o un tuffo nel passato? Io mi aspettavo ciò che ho ascoltato onestamente, le idee sono altrove ma sono proprio dove devono essere...negli InFlames, nei Dark Tranqullity ecc. dunque nei membri stessi di questa band. Promosso in pieno? Probabilmente...e un 77 se lo prende tutto! |
|
|
|
|
|
|
13
|
Al numero 2 Non ho ascoltato il disco e non ho letto la rece ma ho capito tutto? Un mito |
|
|
|
|
|
|
12
|
Non c'è niente da capire. Se avessero messo su questo progetto al tempo, quando erano all'apice delle rispettive carriere e soprattutto con le idee erano ancora fresche... ci sarebbe stato molto più hype e molto probabilmente non sarebbero stati prevedibili e stanchi come ora. Operazioni simili hanno senso se c'è qualcosa da dire, almeno per me. |
|
|
|
|
|
|
11
|
Poi ascolterò il disco ma vorrei sottolineare un passaggio di @DaveHC: "E fare un ragionamento in cui si afferma che uno stile musicale ha senso solo in un determinato periodo temporale e basta mi sembra assurdo.". Frase che quoto in toto e che tante persone dovrebbero capire👍 |
|
|
|
|
|
|
10
|
DavHC: si ahahahahah, anche a me fa morire sta cosa, una filippina di 15 righe e non ha sentito un cazzo dell'album...povera Italia! Comunque...gran bel lavoro, anche perché scritto da gente che non deve dimostrare nulla, che ha creato quel sottogenere e ha prodotto un disco per onorare quello stile (in flames periodo Colony/Clayman). Se si cerca originalità alla larga, se si cercano ottime canzoni e ottimi interpreti Days Of The Lost vi lascerà un sorriso in faccia perché scritto in modo inappuntabile. Inoltre cresce ad ogni ascolto. Però io purtroppo l'ho ascoltato più volte, quindi non so se il mio commento vale  |
|
|
|
|
|
|
9
|
Come si faccia a dare giudizi su un disco senza averlo sentito è x me un mistero ... E fare un ragionamento in cui si afferma che uno stile musicale ha senso solo in un determinato periodo temporale e basta mi sembra assurdo.
Tutto ciò a prescindere da questo disco che mi interessa fino a un certo punto... Ma leggere certi commenti davvero mi lascia perplesso |
|
|
|
|
|
|
8
|
Nostalgico, nulla di nuovo, album paraculo, ecc.... Ma chi se ne frega! Ascolterei stà roba di continuo! Progetto che approvo |
|
|
|
|
|
|
7
|
Ragazzi qui non si parla death metal melodico primigenio alla at the gates ,primi dark tranquillity ecc..il periodo è quello di mezzo di fine anni novanta ,inizio duemila di in flames e dark tranquillity. ora io impazzisco per questo sound ,per quanto riconosca che in questo disco non ci sia nulla di originale o non sentito...ma come dire ..al cuore non si comanda |
|
|
|
|
|
|
6
|
Non so. Anche per me tutti questi mega nomi mi emozionano alquanto. Album ben strutturato , interpretato in maniera egregia da artisti straordinari. Non tutto è perfetto, qualche pecca, qualche scivolone, alcuni difettucci... Però decisamente un album solido, pulito, magistralmente interpretato. |
|
|
|
|
|
|
|
|
4
|
Nulla di che, mi attesto sul voto di Carmine |
|
|
|
|
|
|
3
|
Mi trovo con Blackmore. Piacevole, ma non tra i miei top perchè è tutta musica che sa di stra-sentita e si avverte anche un poco di stanchezza. Avrebbero avuto senso almeno 20 anni fa, sicuramente. Voto 65. |
|
|
|
|
|
|
2
|
Il tizio fa copertine tutte uguali cmq alla fine... che noia... riconoscibili ma perché appunto troppo simili davvero tra loro quelle che ha fatto anche ad oggi per gruppi diversi... Non ho sentito il disco, per la cronaca, né letto nulla della rece ma so di cosa e di chi si tratta... ma dubito si possa aggiungere qualcosa o cmq toccare i livelli dei capolavori passati del campo, dei vari Dark Tranquillity, At The Gates, In Flames... e che la cosa in generale abbia ancora un senso, stile che ho adorato e adoro ma trovo di quelli che avevano un tempo ben preciso, un'epoca e vari fattori e situazioni che hanno creato al tempo quella roba molto personale e grandiosa da parte di ragazzetti come età, e che poi è stata chiamata successivamente "death melodico" o "Gothenburg sound". Pare che anche gli In Flames torneranno all'antico col nuovo disco... dopo una marea sempre più lontani da quella roba... boh, mi sfugge proprio il senso, dubito potranno riconquistare vecchi fans, ormai più che adulti tra l'altro, né giovincelli che di solito ascoltano tutt'altro, magari compreso apprezzare appunto la roba post-primi dischi di gruppi come loro e quindi se amano quella difficilmente possono capire e apprezzare il death melodico originale. |
|
|
|
|
|
|
1
|
Sottoscrivo l' inizio della recensione, ne avevamo bisogno. Per me a livello puramente emozionale uno dischi dell' anno. |
|
|
|
|
|
INFORMAZIONI |
 |
 |
|
|
|
Tracklist
|
1. Shadowminds 2. Days of the Lost 3. The Needless End 4. Conditional 5. In Broken Trust 6. Gateways 7. A Truth Worth Lying for 8. Feel What I Believe 9. Last of Our Kind 10. The Most Alone
|
|
Line Up
|
Mikael Stanne (Voce) Niclas Engelin (Chitarra) Jesper Strömblad (Chitarra) Peter Iwers (Basso) Daniel Svensson (Batteria)
|
|
|
|
RECENSIONI |
 |
|
|
|
|
|