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05/04/25
Mantras for Peaceful Death over Europe
Revolver Club - San Donà di Piave
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Running Wild - Blood on Blood
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01/11/2021
( 3710 letture )
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Non sono mai stato più soddisfatto di come un album è stato composto, realizzato e da me registrato, reputo pertanto Blood on Blood come il miglior disco della carriera dei Running Wild.
Affermazione forte per un carattere senz’altro che ha sempre fatto della determinazione, coerenza, auto-stima e confidenza nei propri mezzi un punto di forza nel corso di una lunga carriera, sempre alla guida come frontman, mastermind, vocalist e chitarrista dei Running Wild. Stiamo parlando naturalmente di Rolf Kasparek, o meglio Rock N’Rolf, mente dal primissimo vagito della band di Amburgo fondata ben 45 anni fa nel lontano 1976 e capace di raggiungere il diciassettesimo album in studio con questo Blood on Blood, dopo aver ufficialmente esordito su Noise Records con Gates of Purgatory (1984) e aver scolpito alcuni degli episodi più fulgidi del metal di estrazione teutonica e veri e propri manifesti di pirate metal come Port Royal (1988), Death or Glory (1989), Pile of Skulls (1992) o Black Hand Inn (1994).
In tutta franchezza l’affermazione di Rock N’Rolf ne conferma senz’altro la personalità forte e a tratti dispotica, ma come atteso e peraltro ovvio non riflette la realtà, essendo il nuovo Blood on Blood distante anni luce dai suddetti capolavori e sostanzialmente il linea (forse leggermente migliore in termini di songwriting e produzione) con il predecessore Rapid Foray uscito un lustro fa, fortunatamente dunque superiore alla manciata di disastrosi lavori pubblicati negli anni duemila da Rock N’Rolf. Il disco in questione suona nettamente Running Wild, tanto nelle intenzioni quanto nella realizzazione di buona parte dei dieci brani in questione, specialmente l’inizio è estremamente promettente con la titletrack Blood on Blood che mette subito in chiaro come lo spirito piratesco sia rimasto intatto, tanto nei riferimenti lirici quanto nei refrain e nei riff macinati dalla coppia di chitarre, mentre l’età si fa sentire e inficia alcune delle linee vocali di Rolf che risulta tuttavia sufficientemente ispirato e capace di guidare con piglio determinato e assolutamente coerente le seguenti Wings of Fire, Say Your Prayers e soprattutto la frizzante Diamond & Pearls, un vero inno da defenders capace di esaltare i fans e che - c’è da scommetterci - troverà presto spazio in scaletta anche in sede live tra fiammate e scoppi di pyros a cui la band di Rock N’Rolf ci ha abituati da decenni.
On to the fair winds that lead through the sea Looking out for rich, easy prey Flying the flag whatever will be On the hunt for... Diamonds & pearls are ruling the world Silver & gold are a pleasure to hold Diamonds & pearls attracting the girls Ruling the fire of passion and greed in your eyes
Discrete anche le seguenti Wild & Free che presenta tratti maggiormente catchy e hard rock, così come la successiva Crossing the Blades dai forti richiami lirici al periodo storico del diciassettesimo secolo e nello specifico ai tre moschettieri (la copertina ad opera di Jens Reinhold richiama l’intreccio di spade assieme all’ormai fedele mascot Adrian), sempre ben sorrette dai riff costruiti rigorosamente sulla Gibson Explorer del 1976 che per Rolf costituisce da sempre un arma insostituibile, e che per l’occasione è stata alternata in studio a detta dello stesso frontman anche da una Gibson Flying V e per la prima volta da Fender Stratocaster e Telecaster. Convince meno il sound della sezione ritmica ed in particolare della batteria che risulta spesso piatta, non terribile ed artificiale come emerso in alcuni lavori pubblicati dalla band negli anni 2000 ma ad ogni modo con scarsa dinamica. Fa sorridere e allo stesso tempo alimentare la nostalgia per i capolavori del passato sentire nella buona anche se un po’ troppo cadenzata The Shellback smaccati richiami tanto a livello lirico (la locanda Black Hand…) quanto di riff (le note iniziali portano diritte a Riding the Storm), ma questo sono i Running Wild, vero manifesto di coerenza e consapevoli che ciò che riesce meglio dalla penna di Rolf è del sano heavy metal a forti connotati pirateschi. Tutto sommato bene anche la conclusiva The Iron Times (1618-1648) che sia pure senza mai decollare si svolge su un tracciato regolare e solido, riportando la buona usanza di concludere l’album con un brano lungo (questa volta attorno ai dieci minuti) e dai forti connotati storici, nel corso del quale scorrono immagini della serie di conflitti armati che dilaniarono l’Europa centrale nel trentennio in questione e passata alla storia per essere una delle guerre più distruttive e dilanianti della storia pan-europea.
Thirty years war, atrocity's whore Humanity lost in the fire The killing was on, the reaper was strong The pile of the dead, a pyre You fight or you die in the Iron Times Strong is your will to survive The reaper is on, singing his song In the time where hell comes alive
Dispiace invece notare un paio di forti cadute qualitative, non a caso connesse al tentativo di uscire leggermente dagli schemi, vale a dire l’orribile One Night, One Day, in cui per qualche motivo Rolf cerca di approcciarsi all’easy listening mischiando in modo maldestro e veramente imbarazzante Thin Lizzy e U2 con risultati osceni e la hard rock Wild, Wild Nights, banale e solo un po’ meno peggio rispetto alla precedente citata track. Due brani veramente scadenti e cha abbassano il livello qualitativo e il giudizio complessivo del lavoro senza peraltro distruggere quanto di buono ascoltato e citato in precedenza.
Curioso come questo 2021 abbia visto a pochi mesi di distanza le uscite in sequenza dei cosiddetti big four del metal tedesco, vale a dire Helloween, Rage, Grave Digger (questa volta mascherati dal side-moniker Hellryder) e appunto Running Wild. E’ straordinario come i personaggi alla guida delle rispettive band abbiano saputo mantenere una coerenza e una tale costanza davvero invidiabili. Nemmeno nei sogni del sottoscritto, che da ragazzino si godeva a distanza di pochi anni capolavori come i due Keepers, Missing Link, Black in Mind, The Reaper, Heart of Darkness, Port Royal e Black Hand Inn, conditi da shows live ricchi di energia, ci si sarebbe potuti attendere che a distanza trent’anni ci sarebbe stato un anno dove tutte queste grandi band sarebbero tutte tornate in pista con lavori talvolta molto buoni, talvolta di mestiere ma ad ogni modo di assoluto rispetto e spessore. Lunga vita al power metal, lunga vita al metal tedesco. Lunga vita anche a un vero defender come Rock N’Rolf e ai suoi Running Wild, certi che sotto sotto nemmeno lui reputi davvero Blood on Blood come miglior album della sua band…
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Victory scusami...4 pezzi su un disco intero e lo reputi un 75??? |
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Devo ammettere che ai primi ascolti mi sembrava un po fiaccio...con il passare del tempo è cresciuto posizionandosi, di diritto, come miglior disco da dopo Rivalry. Nulla di eclatante ma funziona, semplice e diretto, ci sono quei 4 pezzi che hanno le carte in regola per diventare dei classici. un buon disco da 75 pieno.
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Vorrei scrivere un articolo sulla fenomenologia dei RW, ma non ho tempo.
La faccio breve, un gruppo onesto capace di diventare rilevante anche oltre l'effettiva qualitá della sua discografia. Anche qui finchè siamo nel cappa e spada le canzoni meritano, quando si vorrebbe fare una sorta di hard rock non si arriva neanche all'insufficienza lieve. Complessivamente, il disco c'è. 65 |
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Altra ennesima schifezza, eccetto la seconda traccia che mi è parsa carina, ma poi dopo la 4 mi è venuta la orchite hahahaha
50 |
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Port Royal e Death or Glory sono entrambi da 90… |
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Prima o poi lo prenderò per completezza. Io fino a Rogues en Vogue apprezzo. Ma qua di fianco vedo 75 a Rapid Foray e 75 a Port Royal. Quite interesting |
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Non ci siamo bocciato, da dopo The rivalry non ne hanno più azzeccata una, per fortuna di roba bella per consolarci ne abbiamo,tutti i primi 11 dischi e poi i loro cloni Blazon stone che leggo in giro venir sbeffeggiati ma diciamolo chiaramente i Running wild odierni pagherebbero per fare oggi un disco bello come i BS |
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12
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Purtroppo è un album sciapo, incredibilmente buono per il WC e lo dico con assoluto rammarico . Un disco fatto con la parte bassa del corpo umano e purtroppo registrato con i piedi . Le parti di batteria da qualche anno a questa parte programmati da Rolf non si discostano dal turnista di turno per non parlare del suono della batteria al limite del fastidioso . Non voglio fare paragoni con i fasti del passato però è innegabile che Rolf ha perso tutto , dalla Band capace di sparare alto il valore degli album fino all’ispirazione ormai sopita da quasi 20 anni.
Voto 35 |
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11
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Anche per me un passettino indietro rispetto a Rapid Foray, che degli ultimi 4 è il meno brutto (piuttosto che il più bello). Buone la title-track, Crossing the Blades, anche Wings of Fire; i restanti pezzi fin troppo “ordinaria amministrazione”, seppur marchiati dal solito inconfondibile stile. Purtroppo la media si affossa con One Night One Day e Wild Wild Night, veramente inascoltabili. 70 forse è anche generoso. |
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10
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Ottima recensione pe run album da 70, giusto. Si ascolta con piacere, non fa gridare al miracolo, ma questi sono i RunningWild, e teniamo conto che sono in giro da 45 anni. Bene così! |
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9
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Terribile veramente, c'è anche roba buona come le prime due, Diamonds & Pearls e Crossing The Blades. Viene tutto affossato da una produzione indegna (ancora), una prestazione vocale di Rolf pessiima, e pezzi hard rock come One Night, One Day, Wild Wild Nights, e Wild & Free dove Rolf sembra voglia scopiazzare i KISS degli anni 80'. Grandissimo passo indietro rispetto al buon Rapid Foray. 50. |
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8
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Disco appena sufficiente. |
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7
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Sono al quarto ascolto, veramente un buon disco. |
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6
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A me pare un ottimo album, 80 pieno. |
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5
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Ci sono in giro i blazon Stone per chi sente la mancanza dei running wild |
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4
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Una porcheria come purtroppo da anni Rock'n'Rolf ci ha abituati. Quando non ci sono le solite scontate ed autoplagiate canzoni, ci sono filler che è poco chiamarli cosi, con l'apice di One night, one day, un vero abominio. Solita pessima produzione, contro cori inascoltabili. Ormai la piantasse di fare album farebbe un piacere a lui stesso, non infangando il nome di un gruppo che ha fatto tanti ccapolavori in passato. Quattro a dir poco. |
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3
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Non è ovviamente il miglior Running Wild, ma band dalla coerenza come poche |
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2
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concordo sia con la rece che con adrian, ho letto fin troppe critiche in giro per lavoro che alla fine si è rivelato molto piacevole |
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1
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Disco più che discreto. Un po’ meglio del gia’ accettabile predecessore. Lontano dai fasti 80s-90s ma senz’altro molto meglio di quanto uscito dal 2000 in poi.
Recensione perfettamente centrata. Per me 72. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Blood on Blood 2. Wings of Fire 3. Say Your Prayers 4. Diamonds & Pearls 5. Wild & Free 6. Crossing the Blades 7. One Night, One Day 8. The Shellback 9. Wild, Wild Nights 10. The Iron Times (1618 - 1648)
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Line Up
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Rock N’ Rolf (Voce, Chitarra) Peter Jordan (Chitarra) Ole Hempelmann (Basso) Michael Wolpers (Batteria)
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