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05/04/25
Mantras for Peaceful Death over Europe
Revolver Club - San Donà di Piave
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02/05/2021
( 9369 letture )
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Qualche anno fa Magma spaccò nitidamente la critica musicale, fra chi apprezzò l’apertura a sonorità più “morbide” e chi si sentì inevitabilmente tradito dalla virata dell’ultimo momento. La forte altalenanza del disco e i cinque anni passati hanno portato ad un’attesa incredibile per il suo successore. Ad oggi, fieramente accompagnato da diversi singoli di raffinata fattura, Fortitude prosegue la genia come settimo lavoro in studio del combo francese. Nonostante questo nuovo platter sia chiaramente più a fuoco del precedente, gli elementi di svolta stilistica di Magma non scompaiono del tutto e il calderone di elementi stilistici continua a pescare tra progressive, death metal e vari splash di natura groove e sperimentale. Come dichiarato da Joe Duplantier in una intervista per Kerrang! il nome del disco è stato scelto in seguito a un crescente pessimismo del cantante/chitarrista della band nei riguardi del futuro dell’umanità. La pandemia ha posto un forte interrogativo: cosa accadrebbe se il mondo finisse per come lo conosciamo attualmente? Il frontman del gruppo sostiene che la “fortitude” sia la forza d’animo che bisogna mostrare nei momenti di difficoltà. "La forza d’animo è ciò che dobbiamo abbracciare. È ciò di cui abbiamo bisogno in tempi incerti, soprattutto nel futuro prossimo. Fin dalla formazione della nostra band abbiamo promosso l’amore contro l’odio, così come la compassione contro la competizione. Il punto focale di Fortitude è di ispirare alle persone la versione migliore di loro stessi, indipendentemente dal motivo.” (Joe Duplantier) Il disco, ispirato da questa dichiarazione pregna di stoicismo e buon senso, si apre con gli armonici di chitarra e il rullante della batteria che caricano progressivamente il punto d’inizio di questo lavoro. Born for One Thing presenta delle strofe decisamente aggressive e vecchio stampo, quadrate e fischianti, coadiuvate da dei ritornelli di maggiore apertura -seppur cupi e introspettivi-.
"Give a price, put a name None of it real in this matter Wandering, distracting Wishing the life of another self
We were born for one thing Tame the greatest fear of all We were born for one thing Born to face the greatest fear of all" (Born for One Thing)
La canzone posta in apertura ha delle tematiche di stampo chiaramente filosofico. La riflessione è volta ad un approccio superficiale della vita, nel quale viviamo -distratti dal consumismo e dalle cose materiali- temendo la più grande delle paure: la morte. Negli ultimi versi Joe Duplantier urla nel microfono che è proprio la mortalità a rendere uguali tutti gli essere umani, incoraggiando dunque una vita vissuta con maggiore consapevolezza. Nel caos primordiale delle chitarre distorte vi è un ordine quasi geometrico -al quale i Gojira ci hanno dolcemente abituato-, soprattutto nella sezione di chiusura che ci porta al pezzo successivo. Amazonia è uno dei diamanti di questo lavoro che si fa carico di esporre con lucentezza il dramma della deforestazione nella foresta amazzonica. Il brano contiene un microcosmo di iniziative: al di là della nota tematica ambientale, si aggiunge una campagna di fundraising per aiutare le tribù indigene del Brasile, le quali sono state d’ispirazione al gruppo per l’utilizzo di diversi strumenti locali. Allo stesso modo sono stati venduti all’asta diversi strumenti per beneficienza, lavorati ad hoc per l’occasione con delle incisioni che richiamano la cultura indigenza brasiliana. A partecipare a quest’asta sono stati gli strumenti di diversi capisaldi del metal moderno: Metallica, Lamb of God e Slayer al di là dei Gojira stessi. Oltre alle atmosfere etniche e le ritmiche sincopate nel quale i Sepultura e i Meshuggah trovano un punto di comune interesse, a risaltare da questo strato musicale di ottima fattura è Mario Duplantier, con una prestazione alla batteria assolutamente incredibile, fra stop and go, fill e una conduzione del tempo quasi aliena. Amazonia è stato scelto -giustamente- come singolo, accompagnato da un incredibile video che mette in mostra la cultura indigena e i terribili incendi del 2019, risultando nel complesso toccante e pesante. Another World riprende a piene mani -almeno nel riff- lo stile più liquido e primordiale dei Gojira diThe Way Of All Flesh. Il brano vede l’alternarsi di sessioni più dure e squadrate tramite le chitarre in palm mute e altre più morbide come nel ritornello, dove la voce di Joe Duplantier canta con rabbia l’importanza di prendersi cura del proprio mondo. Il video animato realizzato da Maxime Tiberghien e Sylvain Favre vede la band alle prese con la progettazione di un razzo (molto carino l’easer egg in cui durante le ricerche su internet per la costruzione del mezzo, spunta sulla barra di ricerca “gojira grammy”) che sia in grado di portarli su un nuovo mondo da colonizzare in seguito all’inevitabile distruzione del loro. Nel finale la band viaggia nello spazio/tempo ritornando sulla terra dove la vita è ormai finita e non rimane più nulla se non la Torre Eiffel coperta dalla vegetazione. Il video emancipa molto il -buon ma non eccellente- pezzo, dando un messaggio chiarissimo: non esiste un piano B, l’unica soluzione è prendersi cura del pianeta dove attualmente viviamo. Il sentore di tribale apparso in Amazonia torna in Hold On, brano atipico per la band (e non è l’unico in questo platter) nella quale i riff di natura groove si incastrano con un andamento ritmico marciante e imponente. La canzone -una delle ultime scritte per questo Fortitude- tratta il tema della resistenza alle difficoltà, descritte come onde oceaniche che si abbattono continuamente su di noi. Hold On risulta, nelle sue aperture melodiche e nel cantato clean di Joe Duplantier gradevole, ma a tratti anche confusionaria. Anche la successiva New Found prosegue sulla scia lasciata dal pezzo precedente, miscelando gli stacchi acidissimi delle chitarre a un ritornello decisamente più melodico che come nel caso precedente fatica a spiccare il volo. Il pezzo in sé non è sgradevole e tutta la seconda parte del brano è costituita da una lunga coda decisamente più titanica e pesante, tuttavia il problema maggiore del pezzo è la forte impressione che -in termini di minutaggio- si sia andati decisamente oltre rispetto alle idee che si avevano da mettere sul piatto. Il mood tribale torna prepotentemente nei padiglioni dell’ascoltatore con la titletrack, che funge da opener a The Chant. Fortitude è un breve intermezzo in cui il kit ritmico di Mario Duplantier e altri strumenti sono presi dalla cultura orientale, per emancipare la sensazione etnica e collegarsi al fil rouge tematico della canzone successiva. I vocalizzi filtrati che conducono l’andamento del pezzo sono gli stessi che poi a gran voce verranno cantati in The Chant, forse il brano più coraggioso del lotto. Facciamo una rapida analisi di The Chant: Joe Duplantier canta in clean, Mario Duplantier si mette per la prima volta una maglietta mentre suona la batteria, non abbiamo un breakdown, la tonalità del pezzo è in maggiore e infine vi sono anche una serie di brevi soli di chitarra. Se non conoscessimo la band diremmo che la canzone è una vera e propria sbandata priva di stile. Invece i Gojira, seppur autoplagiandosi (le somiglianze con The Shooting Star sono parecchie), riescono a piazzare un brano dal carattere incredibile, che regala una bella boccata d’aria durante l’ascolto del disco nella sua interezza. ”You were told to swallow crawl and hide Victims of fear and deception Get ahold of yourself rise above The better part of you, immortal” (The Chant) Il brano parla della repressione cinese in Tibet, in cui negli ultimi sessant’anni più di un milione di tibetani ha perso la vita. La restante parte è stata costretta a ritirarsi in stati vicini come il Nepal e l’India, nel disperato tentativo di preservare la loro cultura. Il messaggio risulta ancora più forte nel bellissimo video realizzato da Russell Brownley e scritto dal cantante della band. Melodicamente la composizione è ben arrangiata e ricca di pathos, mentre i soli di chitarra escono dalle casse con il freno a mano tirato lasciando un retrogusto agrodolce. Ad ogni modo The Chant potrebbe essere un’ottima carta in sede live, grazie ai vocalizzi che -nella loro semplicità- sono in grado di dare al pezzo un andamento decisamente corale. Per i fan più duri della band è arrivato il momento di sorridere: grazie a Sphinx i Gojira tornano a premere l’acceleratore con un pezzo che strizza l’occhio allo stile pre-Magma della band. Le chitarre incastrano riff su riff, intervallando i classici effetti graffianti che sono diventati nel tempo un marchio di fabbrica del combo francese, dando al pezzo un taglio decisamente accattivante. Il doppio pedale di Mario Duplantier incornicia un bel breakdown a metà canzone, sfumando poi con un’eccezionale rullata verso la sezione successiva più onirica e distesa. Il batterista francese è anche il protagonista dell’apertura tiratissima di Into the Storm, dove il filtro che ovatta le pelli sfuma lentamente e apre lo scenario ad un tempo veloce e fortemente incalzante grazie all’uso del piatto. Le brevi rullate anticipano un riff granitico e rapido che gioca su i raddoppi velocizzando il tempo che successivamente si distende nel ritornello. "Now that you dove down Found the bottom begging for air How sad, how long it takes us to rise and fight Yeah, you come out You're awake now Put your fist in the air You were hiding Now you throw yourself Into the storm" (Into the Storm) La canzone è un invito alla resistenza e ad affrontare i problemi, buttandosi letteralmente dentro la tempesta della vita. La rottura delle catene sociali e la realizzazione di se stessi è il fulcro di uno dei pezzi più rabbiosi del platter. Nonostante l’arrangiamento claustrofobico, l’approccio vocale e l’andamento ritmico danno al pezzo un continuo senso di ascesa che si integra perfettamente con le tematiche. La luce cala e la voce in clean di Joe Duplantier (forse nel suo tentativo migliore) torna a cullare l’ascoltatore su un riff liquido e dalle ritmiche scostanti. Fortitude ci concede ancora una boccata d’aria in una canzone dalla struttura commerciale ma dal buon arrangiamento. Il modo in cui le chitarre si incastrano con la sezione ritmica tende a non lasciare momenti di vuoto, scelta stilistica che concede a The Trails un ritmo più rapido di quanto in realtà non sia. "How can we be so blind? Our light is torn How can we be so lame? No truth being told Signs in the trails Beyond the reason
All that you see that lives truly is alive Let us stay awake reminded of the trails that matter" (The Trails) Il testo è un monito a non perdere i sentieri che contano, ovvero le certezze e la forza d’animo, ancora una volta leit motiv di questo Fortitude. La sezione centrale si apre sfumando fra venature di vaga psichedelia e melodie lontane dai canoni occidentali, veicolando la composizione verso un finale più quieto e delicato. L’ultimo accordo limpido e cristallino di The Trails diventa un lontano ricordo nel momento in cui le chitarre abrasive della coppia Joe Duplantier/Christian Andreu invadono la scena con violenza. Grazie ad un missaggio corposo e pieno Grind risulta un ottimo brano di chiusura, che fa un’ottima sintesi di questo settimo lavoro dei Gojira, dalla linea di basso di Jean-Michel Labadie che guida la coda ai fraseggi solisti di Joe Duplantier, passando per un breakdown di incredibile violenza. Questo Fortitude parte da buoni singoli che nascondono tutta la parte più sperimentale del disco. Sicuramente i primi ascolti sono quelli più spiazzanti, soprattutto in relazione alle aspettative generate dai singoli. Il cambiamento stilistico approcciato in Magma non viene abbandonato, ma senz’altro raffinato e nonostante ci siano diversi momenti più altalenanti Fortitude risulta un disco decisamente più a fuoco del suo predecessore. D’altronde da Terra Incognita (2001) sono passati vent’anni ed era inevitabile che lo stile della band virasse verso altre frontiere. Fortitude apre il suono dei Gojira a sentieri più sperimentali che seppur cedono il passo a scelte più melodiche, concedono arrangiamenti e alternative stilistiche notevoli. Quest’ultime rendono l’ascolto del disco scorrevole e variegato in una maniera nuova, senza perdere l’atmosfera tipica che concedono i brani del combo francese. Dei Gojira ricordo un bellissimo discorso durante la terza giornata di Rock the Castle 2019, nel loro show prima degli headliner Slayer e subito dopo il set di brani dei Pantera eseguiti dalla band di Phil Anselmo. Joe Duplantier spiegava al pubblico quanto si sentisse onorato di poter suonare su quel palco ed avere uno slot fra due delle band che più avevano influenzato il suono dei Gojira, dalle componenti ritmiche della musica dei Pantera alla violenza tracotante degli Slayer. Il cantante in particolar modo ha auspicato alla propria band di poter essere un buon testimone per il cambio di generazione, sperando di comporre sempre buona musica e portare alto il nome del genere. Un momento quasi toccante e a modo suo “storico”, pensando alla recente promozione ad headliner in Europa della band francese a partire dal 2018. Nonostante qualche momento non brillante, Fortitude è un disco di buona fattura e in alcuni momenti molto pensato, arrangiato finemente e con delle idee raffinate sia dal punto di vista musicale (in questo lavoro spicca forse fra tutti il lavoro di Mario Duplantier più che su altri dischi) che delle tematiche trattate dalle liriche. I Gojira senz’altro portano ancora alto il nome del genere con uno stile unico, tenendo fede all’augurio fatto in quell’incredibile giornata a Villafranca di Verona.
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44.40 su 277 voti [
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Ho ascoltato questo dopo Magma e lo ho trovato più arioso e profondo.. |
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@blacmore forever: dimmi la verità, i gojira ti hanno fregato la donna, vero? Non fai altro che rilasciare commenti deliranti e astiosi sotto le loro recensioni...
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Secondo me blackmore o sei sordo oppure sei un troll perchè dire che questo album è una cataella per bimbetti è eresia (per me). aggiungo ce ne fossero di band cacatelle cosi tutta la vita. Ci sono molte altre band nel panorama metal e rock che sono cacatelle per bimbetti (vedasi gli ultimi metallica ad esempio...) con questo passo e chiudo. peace and love. |
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Gruppetto del cazzo più sopravvalutato da anni o lustri nel metal e dintorni... sono una cacatella per bamboretti... |
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Finalmente mi accingo ad ascoltare il dischetto dei francesi Gojira (da fisico ovviamente).Se vi è una cosa che non ho percepito è la noia.
Non condivido l'etichetta prog metal.
Questo disco è una goduria dall'inizio alla fine.
Tra qualche settimana il concerto al Carroponte-
Presente , trovo qualcuno di voi?!
Voto 80 |
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Album Bellissimo, Secondo solo a From Mars to Sirius, senzadubbio un grande miglioramento rispetto a L'enfant Sausage e soprattutto magma |
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Disco noioso e con poche idee messe a fuoco. Mi dispiace ma questa volta sono d'accordo con ondarock, il disco non supera il 6 |
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Amazonia è una canzone dei Killing Joke, stesso canto, stesse sonorità soprattutto nella prima parte.
Onore ai padri!!! |
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Sentito un bel po'di volte perché credo che i gojira siano una delle migliori cose che il metal abbia partorito negli ultimi tre lustri a livello di personalità e carattere nel modo di scrivere. Soddisfatto perché non hanno cambiato direzione, ma non trovo globalmente Fortitudo come un album pienamente riuscito...come al solito grandi pezzi di fianco ad altri riusciti un po' male (the way of...resta il loro disco migliore). Per esempio in the chant le parti soliste sono orribili in un brano già di suo debole per la struttura forse volutamente ripetitiva. Di contro l'apice del disco è into the storm che racchiude in sé tutti i tratti distintivi del loro marchio di fabbrica. Da sottolineare la prova maiuscola della sezione ritmica fondamentale per il genere proposto (groove...) e per il gusto di questi due musicisti. Devo sentirli assolutamente dal vivo! |
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no, non mi pare... a mio parere |
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@carroz, visto che sei ricomparso, ti segnalo che non hai risposto alla mia domanda e ti invito a farlo. |
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@carroz Scusami ma sono in disaccordo su alcuni punti. I Tool sono qualcosa che va "oltre" il semplice metal o la semplice musica intesa come una sequenza prefissata di parti che variano di tanto in tanto (tipo 2 versi e 3 rit.). Con Fear Inoculum hanno dimostrato che per loro la musica è "un viaggio" (infatti NON ci sono ne versi e ne rit anche se sono stati GENIALI a nascondere questo processo di distruzione della struttura musicale formato canzone). Loro sono un MONDO a PARTE. I Mastodon (per quanto li ADORI) sono molto più legati a sonorità rock,prog o psichedeliche "vintage" che al metal "puro" secondo me (anche se l'attitudine ce l'hanno tutta!) mentre i MESHUGGAH...bhe...8 dischi e NON un accenneno a una voce vagamente clean (tranne la bonus track Ritual del primo disco) il tutto condito da una musica che assomiglia più ad una bomba nucleare che ti esplode in pieno viso disintegrando ogni molecole del tuo corpo...più metal dei questo penso ci sia poco altro! Il fatto che siano fuori le coordinate classiche del metal NON la rende una band meno metal...tutt’al più la rende una band al passo con i tempi (quindi degni EREDI delle band e del metal storico...basta ascoltare le prime demo e il primo disco per capire che erano i Metallica sotto steroidi!). |
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ok credo di aver capito cosa intendi. con "sperimentali" intendevi piu' che altro non prettamente metal. come definizione ci sta. gli Slipknot come hai gia' detto sono mezzi questo mezzi ques'altro, i Trivium a volte toccano il rock da classifica, i BMTH e i Deftones beh sono incatalogabili perche' han fatto un po' di tutto. quindi di METAL cosa rimane? io direi a questo punto Mastodon (dopo i Tool penso siano la band metal moderna piu' conosciuta di tutte), Lamb of God, Gojira, e per il quarto non saprei. non direi i Meshuggah per il semplice fatto che sono fuori dalle coordinate classiche del metal... un po' lo stesso discorso che farei per Opeth o Devin Townsend |
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@carroz NON è un fatto di prog o di COME si può sperimentare senza cambiare genere...è proprio un fatto più "filosofico" se vogliamo. Gli Slipknot sono un ottima band ma hanno una struttura proprio crossover e NON "pura" come le 3 band da me citate. Negli Slipknot l'influenza hip hop ed elettronica si sente eccome! Magari NON su TUTTI gli album ma ce n'è un botto! (e a me piace un casino visto che la mia band preferita di SEMPRE sono i Linkin Park). Oltre a ciò (così come i Trivium) hanno un modello di "marketing" se vogliamo MOLTO POP. Ciò li ha sempre portati (almeno per quanto riguarda SOPRATTUTTO i Trivium) a NON scavare MAI così a fondo ne sul lato più umano della vita, ne su lati sociali e ne su lati che prediligono la CREATIVITA' piuttosto che la concezione su come verrà percepito un disco dai fan (NON è un caso che negli ultimi anni Matt Heafy si sia spinto così avanti nella tecnologia del marketing da social tanto da essere diventato ANCHE un Influencer musicale). Poi NON mi puoi mettere i Bring Me the Horizon (per carità a me piacciono anche) in una discussione sull' EREDITA' dei BIG FOUR del METAL! E' come dire che CAPAREZZA prende il posto dei Metallica perché ha fatto canzoni "metallozze" come Argenti Vive o PRISONER 709! NON sta in piedi! (e lo dico a malincuore considerando che per me CAPA è DIO). Poi fammi capire...da quando i MESHUGGAH o i LAMB OF GOD hanno perso credibilità? Magari ultimamente hanno fatto dischi discreti o un pò piatti...ma cristo...LORO HANNO FATTO LA STORIA nel metal degli ultimi 20 anni! Questo NON si CANCELLA. |
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Ma poi basta con il catalogare l'heavy metal con sto cavolo di progressive...per molti se una band metal ci infila " 2 assoli di fisarmonica" ..in qualche brano ...subito viene definita progressive ....adesso basta mescolare un sacco di sonorita' che con il metal non hanno a che fare un tubo e spararci sotto il chitarrone e diviene progressive???....le band anni70 erano progressive...sicuramente non questi. |
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Non conoscendo la loro discografia...non lo considero un brutto disco...mi sembrano abbastanza originali...ma sicuramente non li definisco progressive...hanno semplicemente una loro personalita' ben definita. |
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@All I Was: non capisco quali criteri tu abbia scelto per definire mainstream le band da te elencate e sperimentali le altre. cosa ci sarebbe di sperimentale (anche se tra virgolette) in Trivium e Slipknot? imho le uniche band mainstream rispettate e con una credibilita' al giorno d'oggi sono Deftones, Mastodon, Gojira e Bring Me the Horizon |
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@vascomistaisulcazzo Non per fare il polemico ma, indipendentemente dal gusto personale, ormai è assodato che i "nuovi" BIG del metal post anni 2000 ORA come ORA siano i MESHUGGAH, i LAMB OF GOD e appunto i GOJIRA. Loro, volente o nolente, si sono aggiudicati il titolo degli EREDI dei Big Four (anche se in realtà sono tre e non quattro). Chiaramente i gruppi storici NON si toccano e saranno per sempre LEGGENDARI (e non solo i Big four) ma a mio avviso i MESHUGGAH, i LOG e i Gojira sono le UNICHE 3 metal band TITANICHE che hanno un vera e propria struttura metal in tutto e per tutto e sono comunque "mainstream" (differentemente da band "sperimentali" come Slipknot, Korn, Deftones, Trivium, Mastodon, Protest The Hero...). I Gojira ci sono arrivati più lentamente e con più linearità mentre le altre due band con i primi 3/4 dischi hanno già fatto la storia, tuttavia è ormai dall'uscita di L'Enfant Sauvage (2012) che i FRANCESI Gojira sono considerati IN TUTTO IL MONDO (anche nei mercati principali come USA,UK e AUS). Era ora che arrivassero a fare da headliner! Band di CRISTO e ribadisco in sintesi quello che scrissi nel mio commento precedente: disco OTTIMO ma voce pulita NON proprio in linea con la qualità eccelsa di tutto il resto e con un autoplagio NON riuscito (The Chant che fa il verso alla bellissima Shooting Star). |
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Mi aspettavo molto peggio visto il poco entusiasmo per i singoli brani presentati nel tempo, invece per la prima metà l'ho trovato un lavoro godibilissimo, nella seconda un pò di stanca arriva, mi sembra che si dia comunque al gruppo una rilevanza e importanza che non ha mai avuto MAI, ricordo il concerto di Verona prima degli Slayer, loro perfetti ma dopo 20 minuti non se ne può più, ora siamo arrivati alla fase healiner e noto addirittura un'esordio al 12esimo posto della classifica america che è tanta, tantissima roba per un gruppo del genere. |
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disco compatto - recensione prolissa |
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Une belle cagade. Jusqu'à la prochaine fois. |
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se i gojira sono moderni non oso immaginare la concezione che certi possono avere del metal degli ultimi anni allora |
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Non riesco ad essere obiettivo quando parlo dei Gojira. Una band in continua evoluzione che dimostra ancora una volta una classe superiore. L'attesa è stata finalmente ripagata, alla grande! |
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Gruppo della Madonna, una conferma di quanto buono fatto con il precedente Magma, fra i pochi gruppi moderni con una proposta avvincente e riconoscibile. Uno dei dischi dell'anno, a mani bassissime |
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Ok Carroz no problem. E ti pare che con questo disco i Gojira non abbiano fatto quanto da te sotto descritto? Ah, specifico che non sono un fanboy della band, che peraltro ho scoperto relativamente da poco. |
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sperimentare vuol dire uscire dagli schemi delineati in precedenza, fare a pugni con il prestabilito, osare... non era mia intenzione fare la lezione, mi sembrava solo giusto dire la mia opinione  |
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Orsù Signor maestro Carroz, mi insegni cosa vuol dire sperimentare e in cosa fa differenza rispetto al contenuto di questo disco.
In ogni caso, lo stesso cambio stilistico, quando avviene all'interno o a seguito di in percorso stilistico ben delineato e consolidato, anche se il contesto generale è in evoluzione, può essere considerato una sperimentazione.
Però noi siamo fortunati e adesso abbiamo il maestro che ci spiega. Proceda pure, siamo in ascolto. |
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perdonatemi ma... di quale sperimentazione state parlando. non confondete un cambio stilistico meno aggressivo con la sperimentazione. sperimentare vuol dire ben altro |
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Che bomba di disco è questo! W la contaminazione, w la sperimentazione. Qui c è dentro di tutto ed è pressoché assemblato e suonato alla perfezione. Che spettacolo! |
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Mi trovo molto d'accordo con l'autore! In particolare son andato in loop con la canzone più soft dell'album...The Chant, che mi sembra "Magma" uscita bene. Però la transizione è ormai talmente avanzata nelle cifre stilistiche che non posso proprio mettere in relazione i gojira iniziali con quelli di ora. Chissà come proseguiranno |
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Dopo il tanto discusso Magma, hanno completato la trasformazione del loro sound passando da un trademark inconfondibile a un prog metal a tinte death più "convenzionale". Lodevole il tentativo di evolversi visto che il metal lascia spesso spazio ad altre influenze (io ho percepito del rock in molti passaggi), però si discosta molto da quelli che sono stati i Gojira fino a L'Enfant Sauvage, e lo fa in modo ancor più accentuato di Magma secondo me. Piacerà a molti che non li hanno mai digeriti fino al quarto album, mentre molti dei fan della prima ora lo eviteranno. I brani ascoltati finora non posso dire siano brutti, ma non mi ha convinto appieno: fatico un pò a riconoscerli. |
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Con Magma ebbi la prova che un album valido non ti colpisce al primo ascolta,ma chiede tempo per essere assorbito e apprezzato. Passai dal cancellarlo dal PC ad ascoltarlo regolarmente anche oggi e ad amarlo alla follia. Fortitude è più immediato..sono al quarto ascolto completo e ne sono già diventato schiavo. |
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Andrò contro corrente, ma per me quest'album è un capolavoro. L'ho in loop da giorni e mi esalta ad ogni ascolto. 90 pieno...
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No... Per me vale 79,9. 😂 |
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Allora,concordo con molti,non è nulla di speciale....si sente l'intenzione del volersi commercializzare eppure....quest'album sinceramente mi è piaciuto,ottimi i singoli amazonia direi che è il miglior singolo...influenza tribale non per forza scopiazzata dai sepultura...tutto sommato nulla di originale o esilarante ma comunque lo apprezzo molto ciao a tutti!!! \m/ |
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Mah, disco un po’ ruffiano e poco metal, salvo qualcosa ma nel complesso disco deboluccio, e poi ci sono dei plagi clamorosi ai Sepultura di Roots nelle prime due tracce. Alcuni pezzi come The Chant e The Trails sono imbarazzanti. C’erano delle evidenti avvisaglie gia’ in Magma |
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Purtroppo come i Satyricon dopo i primi ottimi album si sono commercializzati, non è da buttare ma non oltre 65. |
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Bruttino...decisamente bruttino e li ho sempre difesi a spada tratta. Moscio e con idee riciclate. Ciononostante sono certo che dal vivo queste canzoni faranno la loro figura |
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40/100 è già tanto.
Levando the sphinx il resto è similcacca come magma. |
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Questo è un discone senza ombra di dubbio, ma non riesco ancora a capire il 55 a Magma, pur essendo l'album con più successo e tra i più maturi. |
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Disco bellissimo. Non aggiungo altro a chi ha dato 55 a Magma. |
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le canzoni mettono in mostra riff di chitarra ripetuti troppo spesso per renderle interessanti o elaborate... songwriting molto piatto. sembrano i primi mastodon versione low cost. a parte la canzone "amazonia" mi sembra tutto piuttosto mediocre. voto 45 |
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Di facile assimilazione, ma l'ho ascoltato ancora poco per pronunciarmi con un voto definitivo.
Ad ora posso dire che lo trovo un buon album e si lascia ascoltare senza riserve, il voto del recensore è in linea con il mio pensiero. |
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Ho dato due ascolti veloci, come Magma non mi ha preso subito, ma non lo boccio. però certi passaggi mi sono sembrati autocitazioni di soluzioni di album precedenti che funzionano sempre, ma sanno di dejavù... |
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Disco di OTTIMA fattura che sa di "best of" non autorizzato ma che NON fa gridare al miracolo per via delle clean vocals che NON sono mai eccelse e un minimo te li aspetti e soprattutto MANCANO singoli di punto che fanno drizzare capelli, cappelli e cappelle! Disco di CRISTO ma per me sfortunatamente c'è uno sbilanciamente qualitativo tra la musica strumentale e i vari concept dei singoli che sono SEMPRE SUBLIMI e le clean vocals che NON sono MAI così eccelse da far gridare al miracolo. Joe NON è mai stato QUEL tipo di cantante che è in grado di utilizzare la voce come un coltellino svizzero multifunzionale ma in genere i 4 ruggiti cannibali che fa (anche in questo disco) hanno sempre quel qualcosa di UNICO e POTENTE risultando SEMPRE in linea con la qualità della musica o di ciò che i testi trasudano. Dopo un disco come Magma che poteva sorprendere con un nuovo modo di pensare (soprattutto nella voce), qui quel qualcosa di nuovo NON c'è proprio e la "botta in faccia" semplicemente manca. Questo Fortitude sembra più un "best of" non autorizzato...il che NON è male, anzi...con questo disco i Gojira mettono la bandiera su cosa sia questa band oggi...l'insieme dei dischi pre e post Magma. Singolo che a mio avviso ha una tirata ALLUCINANTE è l'ultimo GRIND...davvero L’Enfant Sauvage vibe a palla! Poi c'è Trails che fa il verso a Born In Winter, Into The Storm (altro PEZZONE) che riprende lo stile di Cell, c'è The Chant che è un autoplagio (mal riuscito secondo me) della BELLISSIMA Shooting Star...insomma...c'è ben poco da dire...Fortitude si conferma, magari NON un capolavoro, ma SICURAMENTE un DISCONE di una delle miglior Metal band moderne esistenti...chi dice il contrario ha la mamma che fa i soffoconi ai nani! Oh...se qualcuno si offende...beh i i gusti son gusti dopotutto! |
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È un buon album, per ora l'ho ascoltato solo una volta per intero, appena uscito. Non gli darei 80 per il momento |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Born for One Thing 2. Amazonia 3. Another World 4. Hold On 5. New Found 6. Fortitude 7. The Chant 8. Sphinx 9. Into the Storm 10. The Trails 11. Grind
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Line Up
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Joe Duplantier (Voce, Chitarra) Christian Andreu (Chitarra) Jean-Michel Labadie (Basso) Mario Duplantier (Batteria)
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