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05/04/25
CULT OF FIRE + THE GREAT OLD ONES + CARONTE
REVOLVER CLUB, VIA JOHN FITZGERALD KENNEDY 39 - SAN DONÀ DI PIAVE (VE)
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Candlemass - House of Doom
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17/05/2018
( 3328 letture )
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Welcome to the house of doom A church of evil, a labyrinth of rooms We are the children of the moon We keep the dark alive in the house of doom
Chi non muore, si rivede, sarebbe il caso di dire. E fu così che tornarono anche loro, come uno stormo di corvi, i signori, i maestri indiscussi, i sovrani dell’arte di “ottenebrare i (doom metal)-timpani”, e lo fanno con un secondo EP a distanza di due anni dal precedente Death Thy Lover e dopo ben sei anni dall’ultima fatica discografica in senso stretto, quel gioiello elegante che porta il nome di Psalms for the Dead e che, salvo particolari cambi di programma, dovrebbe (finalmente) vedere un suo successore entro la fine di quest’anno. Insomma, con il giusto clima per poterlo assaporare al meglio, questo nuovo full-length di Edling & Co. . Nonostante il vociferare continuo sui siti di settore e le indiscrezioni fatte fuoriuscire del mastermind Edling, protrattesi da un quinquennio a questa parte, su pause della band a tempo indeterminato, presunti scioglimenti (smentiti dallo scorso EP per celebrare i 30 anni di carriera), sospensione dell’attività live (smentita da un serie di show speciali, anche in suolo italico), i Candlemass non hanno mai cessato veramente di esistere, e sì, se sono ancora qui dopo oltre tre decenni, lo è anche per ragioni di natura squisitamente economica. Vuoi per le spese delle cure mediche dei problemi di salute che affliggono dal 2015 (circa) il bassista svedese, vuoi per una miriade di altri motivi, ma... non facciamo gli offesi o gli indignados, suvvia, l’importante è che il peggio sia alle spalle, o scongiurato del tutto, se possibile. Prima l’abbandono dei “suoi” Avatarium agli inizi dello scorso anno (Hurricanes and Halos) per potersi concentrare sul minor numero di band possibile, poi il ritorno sulle scene del bassista con il suo side-project più recente (The Doomsday Kingdom), e ancora altre indiscrezioni e annunci della band sullo stato di salute dei Candlemass, seguite infine da un nuovo singolo, House of Doom.
Candele e incenso siano accesi, subito, nei pressi di una qualche cattedrale gotica, i signori dell’ombra sono tornati con un nuova lezione del loro doom. Formalmente i Candlemass non snaturano nulla del e nel proprio storico trademark: il monicker è quello, e seppur con un triennio burrascoso lasciatosi alle spalle, non inventando nulla e non reinventandosi, noteremo anche su questo lavoro che la tradizione continua imperterrita, a testa alta, in questo nuovo EP, che con sole quattro tracce (di cui una strumentale e un brano di spessore, eh sì) riuscirà a tenere sulle spine il proprio fandom, fino all’uscita del tanto atteso nuovo album, ne siamo sicuri. Piuttosto, ciò che lascia perplessi in alcuni frangenti durante l’ascolto di questo EP è l’inadeguatezza di Mats Levén a questo tipo di sonorità, e non le proprie doti tecniche. Anzi peggio ancora, si percepisce una certa incongruenza con le sonorità che contraddistinguono i Candlemass, e che li hanno reso celebri, nonostante i risultati (memorabili) raggiunti dal singer in III - He Who Sleeps Amongst the Stars, una delle ultime opere doom veramente degne di nota, detto en passant. Edling e gli altri membri avranno certamente ponderato le proprie scelte, ma avranno pensato che potrebbe essere intaccata la resa finale del futuro full-length? Supposizioni a parte, addentriamoci in questi 20 minuti scarsi di nuova musica. Rintocchi di campane introducono il riffing grintoso del singolo, che procede, si ferma e riprende fra rallentamenti atmosferici, un refrain canticchiabile, altre ripartenze, un tappeto di hammond nel mezzo (momento più alto?) lugubre, dai sentori liturgici e un assolo di stampo heavy di Lasse. Un brano di mestiere, canonico, ben suonato, ma in cui Levén spicca solo nei rari episodi dove sale con la voce e nel ritornello. La stessa situazione si ripete nella successiva Flowers of Deception: la voce di Levén lascia pressoché impassibili in questo brano doom tradizionale, dall’incipit terremotante, ma dotato di buone aperture melodiche e di una seconda metà più “rock-oriented”. Fortuna che c’è Fortuneteller. Perdonate la reiterazione dei sostantivi, ma dinnanzi a tanta malinconia rivelata dalla voce rauca e profonda del singer, dall’atmosfera disegnata dalla coppia Mappe/Lasse in questa ballata semi-folk, non si può che rimanere attoniti. Degna di nota anche la fase solista della conclusiva Dolls on a Wall, cigolante strumentale dal sapore funebre, che mette in luce ancora una volta, fra i vari pregi e difetti di questo breve lavoro, una coppia d’asce sicuramente in forma.
I Candlemass sono tornati e ritorneranno ancora, in questo 2018 pieno zeppo di comeback altisonanti. Lo sappiamo, è difficile giudicare lo stato di una band in sole quattro canzoni, con un cantante che a tratti stona (non letteralmente, sia chiaro) nel contesto in cui opera, con un riffing che opportunamente si potrebbe definire “stantio”. A questi due difetti (considerevoli) fanno da contraltare un trittico di pregi da non sottovalutare affatto: un songwriting maturo, una band consapevole dei propri mezzi, in grado di scrivere ancora pezzi coinvolgenti, ma per soli appassionati (perlomeno allo stato attuale dell’arte) e la possibilità che il timbro vocalico di Levén venga impiegato come nella commovente ballata qui presente. Per il momento promossi. E che nel futuro candlemassiano non trapeli nessun spiraglio di luce, per la gioia dei nostri più foschi sentimenti...
Oh, Fortuneteller, please Tell me the bloody truth
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penso che il rientro del vecchio johan abbia definitivamente messo la pietra tombale (visto il gruppo il paragone è azzeccato) sul ricordo ossessivo del grandissimo marcolin. Il vecchio nuovo o nuovo vecchio se vogliamo, con quel suo timbro molto vicino al ronnie di heaven and hell ha dato una spinta inerziale pazzesca a un gruppo sempre eccellente ma mai come ultimamente, ovviamente non parlo di questo ep dove il bravo mats porta sapientemente la nave in porto, ma dellì'ultimo inaspettato lavoro |
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Di queste 4 canzoni l'unica veramente eccellente per i miei gusti è la title-track: se dovesse uscire un nuovo album a questi livelli sarebbe veramente un grande rientro in pista! Gli altri 3 pezzi mi sembrano normale amministrazione (ma su un ep è anche logico)... Per quanto riguarda il discorso del cantante, i Candlemass ne hanno sempre avuti di ottimi (e Mats Leven secondo me ha tutte le carte in regola per far bene): nessuno può ovviamente reggere il confronto con Messiah, non tanto per la bravura in sé, quanto per l'unicità del timbro vocale, il quale da solo rende "peculiare" qualsiasi produzione cui l'enorme cantante prenda parte. Di conseguenza per me se non c'è lui... non c'è gran differenza, sono tutti comunque molto bravi. Aspetto il nuovo album. Per adesso 75 |
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Essendo una delle mie band preferite di sempre....non potrei che essere di parte...trovo questo nuovo EP..il proseguo del ptecedente bellissimo Album precedente...(P.S.quando si definisce Doom il loro sound io storcio sempre il naso ...in quanto lo trovo molto piu tipicamente true/ heavy darkeggiante legato alle sonorita' 'tradizionali sin dai primi albums.) comunque tornando al mini album, trovo delle ottime 4 traccie di puro metallo gotico ,epico e progressivo specialmente grazie anche agli inserti HAMMOND;
....Vocalmente parlando poi .con o senza il grsnde Messiah....mi piace molto anche lo stile di Leven che mi sa molto del grande Ronnie James Dio,graffiante teatrale e ricco di phatos....un disco da suonare proprio a lume fioco di candele rosse e nere ,incenso e magari in una notte di tempesta....io gli do un bel 80!
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Infatti, qua è un po' meno convincente, ma ho fiducia per il futuro... |
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@Graziano: gira e rigira spuntano fuori nomi di cantanti che rientrano nel novero delle mie voci preferite di sempre..per cui, veramente, non ho nessun odio represso nei confronti di Levén... 😉 |
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Secondo me Robert Lowe è di un bravura mostruosa, e adoro Leven. Quindi son parecchio combattuto. Leven con At Vance, Krux e Malmsteen ha sfoderato delle prestazioni eccellenti, spero prosegua nei Candlemass.... |
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Leven mi piace, oltre ai Krux consiglio l'ascolto di "Chained" degli At Vance con lui alla voce, ma Lowe è altra razza. Messiah è stato l'uomo giusto al momento giusto, gran cantante eh, ma inferiore per me sia a Lowe, ascoltare i Solitude Aeturnus, e soprattutto all'unico vero interprete di ciò che è il doom dei Candlemass: Johan Langquist. Li ho visti più volte dal vivo e i pezzi di "Epicus" senza la sua voce non sono la stessa cosa, mentre quelli del periodo Messiah interpretati da Lowe ci stanno, alcuni sono anche meglio dell'originale, sempre a parere personale. @tino ho ascotato la cover di cui parli, conosco gli Oceans da quando erano autoprodotti, lei voce stupenda, ma non mi dice più di tanto, come del resto non ho apprezzato lo stravolgere di quella band con l'uscita del cantante e l'apriris a lidi più "raffinati" e "popolari", nulla di sbagliato nel farlo, buon risultato, ma non mi ha convinto del tutto. |
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@tino: concordo..e provvederò! 😉 |
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beh un po' quello che ho detto io, solo per accostarsi al messia ci vuole coraggio oltre a preparazione e doti innate, ma sicuramente tutti quelli che si sono avvicendati con edling (edling non candlemass anche se alla fine sono la stessa cosa) sono competitivi e "giusti" senza dover scomodare la presenza ingombrante (anche fisica) con l'italo svedese che è inarrivabile. Però Leven secondo me, più che il primo e lowe, è quello che mi convince di più sulle sonorità sia doom che accelerate. La bravissima svedesona degli avatarium neanche la nomino perchè è semplicemente divina, come vorrei sentirgli cantare i pezzi vecchi dei mass. A proposito di gentilsesso se non l'avete fatto sentitevi la cover di solitude cantata da cammie gilbert degli oceans of slumber, veramente notevole |
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@Punto Omega: certo che sì, non c'è nessun problema, anche se dalle tue parole pare abbia stroncato totalmente Mats Levén, e non è così, perché ci sono dei punti dove lo porto in palmo di mano (nella conclusione, non ti pare?) e rinnovo il mio entusiasmo anche qui sotto: spero la band faccia leva su questo tratto della voce di Mats, e anche su questo tipo di brani, chiaramente senza trascurare il loro trademark. Nelle parti più veloci, più vicine all'heavy (perché di quello si tratta alla fine...) mi è parso poco incisivo / espressivo, difatti III presenta brani perlopiù ad andatura lenta e il suo operato lì è stato magistrale. Per quanto riguarda i vecchi brani cantati da Levén, oddio, dire che una Well of Souls attuale vale tanto quanto il medesimo brano cantato da Messiah (al di là della presenza scenica), mi sembra una blasfemia, ma qui entriamo nella sfera dei gusti personali ed è inutile far la gara "su cosa ci piace di più", o no? Come sempre..stay doom! Un saluto. |
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Però, in questo caso non riesco a capire come tu possa considerare Leven inadeguato a ricoprire il ruolo. Potresti spiegarti meglio? |
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Chiedo venia: l'ho proprio saltato. |
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@Punto Omega: hai letto che nella recensione cito III - Who Sleeps..? Oltre al valore oggettivamente "stellare" (in tutti i sensi) dell'album, è uno di cui lavori di cui mi innamorai appena uscì, proprio quando iniziavo a scoprire questo genere anni or sono. Per cui leggermente di parte per il cantante in questione lo sono pure io... 😉 |
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Totalmente anonimo. Passabile. |
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Che Mats Leven sia inadeguato per i Candlemass è una bestemmia. Tralasciando il suo curriculum di tutto rispetto, consiglio l'ascolto di III - He Who Sleeps Among The Stars dei Krux. Nel disco in questione (quello più vicino alle sonorità dei Candlemass) Mats sfodera una prestazione divina, dimostrando di essere più che adeguato a ricoprire il suo ruolo attuale. Dal vivo è invece entusiasmante e la sua interpretazione dei pezzi storici è assolutamente superba. faccio presente che adoro il suo timbro... |
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Veramente rispondevo al commento uno |
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@tino: non so se hai letto bene o se mi sono spiegato male io nella recensione, ma quello che volevo far capire è che si sente in questi brani (e in quelli dello scorso EP) un'incongruenza fra timbro/proposta strumentale. A me personalmente i Candlemass (live) non piacciono con Levén, li vedrei volentieri, ma non mi emozionano come con i precedenti cantanti. Mats è un ottimo cantante e Leif avrà visto in lui un degno erede di tutta quella schiera di voci che hanno fatto parte della band negli anni, lo conosceva dalle esperienze precedenti, ma sarebbe un peccato venisse intaccato l'esito finale del nuovo album per colpa (indiretta) del timbro di Mats Levén. Sono stato più chiaro ora? 😉 |
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La penso al contrario, penso che edling non abbia bisogno di spiegazioni visto il curriculum e visto che ha già collaborato con leven con i krux e soprattutto gli abstrakt algebra che altro non erano che versioni istrioniche dei candlemass stessi. Diciamo che tutti i cantanti che hanno lavorato con edling nessuno escluso ha mai potuto competere realmente con il Messia, ma sicuramente mats e soprattutto Jeanne Smith ci vanno molto vicino |
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Infatti Mats leven non ch azzecca una mazza con i Candlemass abbassandone nettamente il prodotto finale . Il cantante precedente era ideale per il loro suono. Stranissimo che leif ediing non L abbia ancora capito . Mistero . |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. House of Doom 2. Flowers of Deception 3. Fortuneteller 4. Dolls on a Wall
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Line Up
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Mats Levén (Voce) Mats “Mappe” Björkman (Chitarra) Lars “Lasse” Johansson (Chitarra) Per Wiberg (Tastiera) Leif Edling (Basso) Jan Lindh (Batteria)
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