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05/04/25
Mantras for Peaceful Death over Europe
Revolver Club - San Donà di Piave
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( 3347 letture )
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Annunciato, esaltato, prorogato ed infine, finalmente, pubblicato: si può così riassumere in poche e certamente non esaustive parole l’avventura del nuovo, atteso album degli Hirax, intitolato Immortal Legacy: la band guidata dal carismatico e grintoso Katon W. DePena, pur non essendo verosimilmente mai stata ai livelli dei grandi del thrash metal come Slayer e compagnia bella dei tempi d’oro, si è tuttavia saputa costruire uno zoccolo duro di fan incredibilmente fedeli, grazie ad album comunque di ottima fattura, sempre in bilico fra thrash e punk. Dopo il buonissimo El Rostro de la Muerte, targato 2009, i nostri si ripresentano dunque al loro pubblico con quello che, stando alle parole del frontman, è il lavoro più tecnico e variegato della carriera della band; oltre a ciò, l’album è un vero tributo non solo ai sostenitori del gruppo, ma anche all’atmosfera dei favolosi anni 80, dal momento che il produttore risponde al nome di Bill Metoyer e l’artwork è opera di Philip Lawvere, autore, tanto per ricordarne uno, della copertina di Pleasure to Kill dei Kreator. Con questi elementi è chiaro che l’interesse sia già alto in partenza, dunque prepariamoci ad affrontare il viaggio in compagnia degli Hirax.
Le danze sono aperte da Black Smoke, il cui riff iniziale quasi heavy sfocia poi in una classica sfuriata thrash, sormontata a dovere dalla batteria di Jorge Iacobellis e dalla voce di Katon, uno dei motivi per cui non tutti amano gli Hirax: il nostro, infatti, come tutti i thrashers e non solo sanno, ha un’ugola particolare, molto tagliente, ma che divide gli ascoltatori fra chi la ama e chi la odia. A prescindere dai vostri gusti personali, il brano in ogni caso funziona ed è costellato anche da un paio di eccellenti assoli del valido chitarrista Lance Harrison, il miglior acquisto della band post-reunion. Hellion Rising non varia la mistura e costituisce una notevole mazzata in vecchio stile Bay Area, tuttavia il ritornello ne è indubbiamente il punto debole, non tanto per il suo andamento quanto per la conclusione, che onestamente sembra smorzare un po’ la carica vocale; niente di clamoroso comunque, anche perché Victims of the Dead riporta la band su buoni lidi, con un’altra prova eccellente dei musicisti che supportano Katon. La lunga titolatura di Thunder Roar, The Conquest, La Boca de la Bestia nasconde un pezzo assai interessante, aperto da una progressione chitarristica intrigante che sfocia inizialmente in un andamento più heavy che thrash, per poi accelerare nella seconda metà; si tratta indubbiamente del miglior brano finora assieme a quello che apre l’album ed è una gioia per le orecchie di ogni buon metallaro che si rispetti! Si prosegue con Earthshaker, una breve strumentale di chitarra -non indimenticabile a dire il vero- che fa da intro a Tied to the Gallows Pole, buon pezzo dove le linee vocali del singer ricalcano i riff di chitarra, con un effetto interessante seppur non particolarmente originale; di qualità medio-alta è anche Deceiver, abbastanza classica nel suo incedere ma comunque positiva, mentre la title-track e Violence of Action, inframmezzate da un’altra breve strumentale sulla falsariga di Earthshaker, sono due pezzi da novanta, con chitarra e batteria sugli scudi. A chiudere il disco, dopo l’interessante solo di basso di Atlantis (Journey to Atlantis), provvede infine The World will Burn, con Katon W. DePena al suo massimo espressivo.
Non c’è molto altro da aggiungere: chi conosce gli Hirax sa perfettamente che il loro nome non fa rima con innovazione, ma è al tempo stesso garanzia di musica di buon livello e foriera di sano, vecchio headbanging a suon di thrash metal; Immortal Legacy non tradisce le attese da questo punto di vista ed è sicuramente un album piuttosto tecnico e variegato, per quanto si abbia l’impressione che pezzi thrash superino comunque in qualità quelli dove Katon e soci provano a tirare il freno o a spaziare in territori diversi dal loro marchio di fabbrica musicale. In sostanza non siamo di fronte ad un capolavoro, ma il full-length è comunque molto ben congegnato e suonato e costituisce un’altra conferma del buon stato di forma degli Hirax. Non resta dunque che vederli finalmente all’opera in Italia!
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oggi è uscito il nuovo album, Faster than Death. aspetto una recensione  |
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Come spesso accade, ci sono band e album che riescono loro malgrado a dividere i fan, chi pro e chi contro. Questo nuovo lavoro si mantiene sulle loro classiche coordinate, cioè un thrash anni 80 naturalmente con una produzione aggionata ma non artificiosa. A me non è assolutamente dispiaciuto. Poi naturalmente oguno può pensarla diversamente. |
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bravo lambru hai detto bene , l'unica cosa che hanno di distinguibile ad altri è la voce di katon e allora puntano su quella mentre a livello strumentali sono scontati e uguali a mille altri, ripeto i primi album non erano cosi io riuscivo a distinguere un loro riff o canzone ora so impantanati |
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@s.v. La voce è il loro punto di forza, distinguibile tra 1000 altre, per questo secondo me la mettono in evidenza, anche x smussare la carenza di idee, almeno secondo me in questo disco. |
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Bel disco, la voce come al solito mixata troppo alta che copre tutto però, ed è un vero peccato, perchè la base strumentale trita alla grande. |
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ascoltati sul tubo , band che avrebbe meritato di più altro che piatti . |
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una band troppo piatta. molto scontati anche per me. il disco non raggiunge la sufficienza. |
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@ Flag Of Hate : FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAIL! FAAAAAIIIIIIILLLLLL!!! |
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L'ho appena finito di ascoltare sul tubo, delusione. Decisamente molto meglio i Pripjat e gli Shrapnel per cui risparmio. |
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Raging Steel non è un capolavoro è di più, un SUPER CA.PO.LA.VO.RO !! |
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Er Trucido, che capolavoro che hai nominato, album commovente... |
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E se non ricordo male pure di Raging Steel dei Deathrow  |
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Ah beh, " e l’artwork è opera di Philip Lawvere, autore, tanto per ricordarne uno, della copertina di Pleasure to Kill dei Kreator" Mai commentare senza leggere la rece  |
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Copertina plagiatissima, fossi i Kreator farei causa  |
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Ancora una volta d'accordo con er colica. |
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devo ancora ascoltarlo ma il precedente el rostro della muerte lo comprai a scatola chiusa e mi piacque parecchio....aspetto di sentire anche questo... |
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loro usano spessissimo quel tempo veloce come nella canzone immortal legacy , praticamente statici in modo allucinante. i loro ultimi album sono di una scontatezza imbarazzante troppo statici e ripetitivi i primi album non erano cosi anche se erano sempre spinti e grezzi. non lo comprerei di certo sorry. |
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Delusione, praticamente non c'è un tupa-tupa, cosa importante per me in questo genere, niente da fare, neanche dei bei mid tempo, booo, album che non mi dice niente, mi spiace... |
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Album con i controcazzi! Suonato perfettamente, e la voce di Katon in questo disco è molto a proprio agio, rispetto ad altre release della band. Fantastico! Si merita 80 senza alcun dubbio. Bella la recensione! |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Black Smoke 2. Hellion Rising 3. Victims Of The Dead 4. Thunder Roar, The Conquest, La Boca De La Bestia - The Mouth Of The Beast 5. Earthshaker 6. Tied To The Gallows Pole 7. Deceiver 8. Immortal Legacy 9. S.O.W. (intro) 10. Violence Of Action 11. Atlantis (Journey To Atlantis) 12. The World Will Burn
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Line Up
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Katon W. DePena (Voce) Lance Harrison (Chitarra) Steve Harrison (Basso) Jorge Iacobellis (Batteria)
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