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LUPPOLO IN ROCK - DAY 2 - Parco delle Colonie Padane, Cremona, 22/07/2023
30/07/2023 (1315 letture)
La tregua climatica del giorno precedente purtroppo volge al termine ed il secondo giorno della manifestazione si caratterizza, nell’immediato, per accresciuta afa e partecipazione. Arriviamo infatti sensibilmente in anticipo trovando la strada sbarrata, come l’anno scorso, in quanto le possibilità di parcheggio dinnanzi al parco erano terminate. Poco male, abbiamo tutto il tempo di lasciare il veicolo in sosta altrove a così facciamo, per poi dirigerci diligentemente verso l’oramai nota e familiare location. La bill odierna, prevedibilmente si presenta più aggressiva e con due nomi di punta della NWOBHM. La calura fa sì che la folla si concentri nelle zona d’ombra, utilmente dislocate ovunque, fino a beneficiare di un provvidenziale nebulizzatore posto sul lato della struttura. Anche oggi abbiamo una presenza discreta della security e ff.oo. che assicura un clima sereno e di generale sicurezza. Purtroppo, nelle prime ore si segnala un problema col pos (che poi scopriremo funzionare soltanto nel bar interno che nell’occorso garbatamente offrirà una porzione di patatine ad ogni acquisto) che ci sottrae denari contanti che avremmo voluto investire nell’acquisto di qualche vinile. Se fattibile, si potrebbe valutare un atm mobile per le prossime edizioni. Oltre al pubblico, anche la presenza degli addetti ai lavori si intensifica tingendosi di volti noti da Radiofreccia a Emp, così come genitori con infanti al seguito, che sicuramente cresceranno a modo! Ma iniziamo subito il vaglio dell’aspetto prettamente musicale.

SCALA MERCALLI
Band marchigiana di oramai trentennale esperienza seppur con una risicata produzione discografica, è affidato a loro il prestigioso compito di aprire la seconda serata ove, come vedremo, renderanno al meglio i propri servigi. Appaiono molto emergici, propongono un metal di vecchia scuola su cui prepondera un cantante in stato di grazia capace di dosare efficacemente il falsetto. Ottima l’acustica, nettamente migliorata rispetto ai primi act del day 1, che pongono in risalto le ottime capacità del solista, le bestiali bordate di doppia cassa che mettono a duro repentaglio la tenuta della batteria Tama nonché le prepotenti linee di basso. Si presentano congruamente con The 1000 Calatafimi Battle tratta dall'album Independence del 2019, che omaggia i caduti di Pianto Romano. New wave of Italian Heavy Metal recita il loro striscione ed in tale ottica gli Scala Mercalli rappresentano in definitiva una garanzia e la loro collocazione nella bill è parsa lineare e degnamente rappresentativa della scena nazionale.

ANCILLOTTI
Ecco calcare il palco un’altra vecchia conoscenza, si tratta degli Ancillotti, vera e propria famiglia dedita all’hard rock/metal di razza, suonato con cognizione di causa da musicisti di provata esperienza e tecnica da vendere. Della partita fanno difatti parte Daniele "Bud" Ancillotti, storico cantante della Strana Officina, il figlio Brian alla batteria, il fratello “Bid” al basso ed il fratello di sangue Ciano alla sei corde. Anche nell’occorso, i suoni che accompagnano il toscanissimo combo risultano corposi e ben distinguibili. Condividono lo stesso set di batteria in precedenza utilizzato dagli Scala Mercalli mentre Ciano si avvale di una Gibson Les Paul in finitura honey burst. Dopo i saluti di rito di un galvanizzato Daniele Ancillotti, aprono col primo singolo dell’album Hell on Heart, Revolution, ove il citato frontman incita accorsi e compagni di palco e svetta per possanza ed empatia. Qualche problema per i microfoni della batteria, che cadono sotto i colpi incessanti di Brian, ma vengono presto rimpiazzati da una vigile e discreta crew. Si va avanti in una scaletta rocciosa sulla quale, oltre l’opener, si apprezza una versione particolarmente vigorosa del vero e proprio inno Legacy of Rock, presente sia sul primo EP Down This Road Together che sulla prima release The Chain Goes On del 2014 sul cui inizio Bud introduce con orgoglio (e ne ha ben donde) la famiglia Ancillotti. Sempre più la scelta del bill pare azzeccata, coerente e di nobile livello sicché non stupisce affatto l’entusiasmo fin qui dimostrato dal pubblico, che acclama e partecipa durante tutta l’esibizione dei quattro navigati rockers. Da par loro, grande esibizione del gruppo dove esperienza professionalità ed attitudine emergono senza possibilità di smentita. Coi loro riff pieni e roboanti si sale di un gradino laddove i quattro sul palco rappresentano non già una garanzia ma una granitica certezza. Un “Bud” con abbronzatura da muratore si congeda al prolungato grido di “grazie a tutti voooooooooooi”! Alla prossima ragazzacci.

THRESHOLD
Con l’arrivo del longevo quintetto inglese si cambiano decisamente sonorità. Capostipiti di un certo prog metal, nonostante diversi avvicendamenti il gruppo ha saputo mantenere un’elevata qualità compositiva in studio nonché una spiccata attitudine nella riproduzione del materiale sui numerosissimi palchi che li hanno visti protagonisti in lungo e in largo con costanza e rara meticolosità. Che siano musicisti di spessore è chiaro fin dalle prime note ed anche la postura classica del bassista in forza dal 2003, Steve Anderson, è chiaro indice di quanto narrato. Siamo al cospetto di un gruppo di alto livello tecnico che riesce ad amalgamare tecnica sopraffina con ampio gusto interpretativo, fornendo trame accessibili anche ai timpani maggiormente avvezzi al metal senza compromessi. La batteria resta quella dei precedenti act ed è veramente incredibile sia sopravvissuta a cotante bordate! Anche nell’occorso, le pelli vengono strapazzate con precisissimi ed incessanti bombardamenti in doppia cassa, mentre la chitarra del referenziatissimo Karl Groom intavola pregevoli ritmiche ed assoli senza soluzione di continuità. La scaletta, come vedremo, attingerà principalmente dall’ultimo Dividing Lines e l’immediatamente precedente Legends of the Shires: in breve niente tuffi nel passato, ma solo materiale novello. Su diversi pezzi lo storico vocalist Glynn Morgan imbraccia un’ascia Esp mod ltd con la quale contribuisce ad arricchire le intricate tonalità metal prog che da sempre distinguono il combo britannico, che peraltro approfitta dell’occasione per omaggiare il batterista che compie gli anni. Un ottimo stacco quindi, prima di tornare a sonorità più intransigenti con l’arrivo degli ultimi due mostri sacri del metal.

SETLIST THRESHOLD
1. Haunted
2. The Domino Effect
3. Mission Profile
4. Silenced
5. Snowblind
6. Lost in Translation
7. King of Nothing
8. Small Dark Lines


RAVEN
Con l’arrivo dell’inossidabile trio dei Raven entriamo di diritto nella storia del genere a noi caro. Armati di basso Rickenbacker e chitarra modello telecaster, i fratelli Gallagher (per fortuna non Noel e Liam) irrompono sul palco fugando ogni legittimo dubbio, quando si tratta di artisti non più giovanissimi e dediti a musica non esattamente da camera. Fin dall’inizio ma in particolare a partire dalla seconda storica Hell Patrol assistiamo ad una grande prova vocale di John Gallagher, che sul finale del pezzo incrocia lo strumento con quello del fratello Mark. Cambio del basso (ora un modello col ponte vibrato!) e si riparte. I tre appaiono possenti e rocciosi mentre sulla terza track si scambiano senza indulgenze sferzanti assoli di chitarra e basso. La sezione ritmica, manco a dirlo risulta spedita e al fulmicotone, certamente impressionante se rapportata all’anagrafe dei protagonisti. John utilizza un microfono ad archetto e riesce ad ottenere facilmente la massima esaltazione del pubblico. Qualche problema tecnico sulla quarta Rock Until You Drop tanto da dover cambiare speditamente chitarra, si prosegue con dei suoni mostruosi come si conviene ad un evento simile, che rendono il dovuto lustro ad una metal band poderosa e di carattere, non a caso tra i padri fondatori del genere. Tutto si incasella alla perfezione, non un calo di tensione e, ripetiamo, un John Gallagher in forma strepitosa ha offerto una prestazione formidabile. Come contropartita, a seguito dei costanti incitamenti ha ricevuto il giusto calore ed affetto di un pubblico visibilmente entusiasta. Scaletta anche in questo caso di riguardo che ingloba, tra gli altri, vecchi classici del calibro di Top of the Mountain, Faster Than the Speed of Light (omonimo di un successivo classico di Yngwie Malmsteen) e Break the Chain. Capeau.

SAXON
Giungiamo alla portata principale di una nottata finora ineccepibile. Uno stage adorno con lo striscione dell’ultima fatica discografica, Carpe Diem, una batteria doppia cassa in bella mostra ed il consueto muro di marshall anticipano l’arrivo dei giganti della NWOBHM, ed è così che alle 22:30 si spengono le luci e l’adrenalina sale subito alle stelle. Nuovamente, vista la frequenza ed intensità dei loro show unita all’anagrafe che sopravanza (72 candeline per il leader Peter "Biff" Byford), nonostante le ultime brillanti performance era legittimo essere in apprensione riguardo quanto si sarebbe assistito. Ebbene, la congiunzione astrale anche in questo caso è stata benevola palesando, fin dai primi vocalizzi, un Biff in gran forma. Era peraltro inevitabile come tutta l’attenzione si sarebbe concentrata su di lui, leader storico ed unico facente parte della formazione originaria. Si comincia con l’omonimo brano estratto da Carpe Diem ma soprattutto partono i rituali fischi sulla seconda, celeberrima, Motorcycle Man, uno dei loro cavalli di battaglia nonché presenza stabile nella playlist di qualsiasi biker che si rispetti. Biff conferma dunque lo stato di grazia e calca la pedana con naturalezza disarmate. Tutto scorre alla perfezione con una band che appare massiccia e potente, supportata da un’acustica eccellente. Vola un bicchiere sul palco, che viene respinto riversando il contenuto sugli astanti e poi partono i saluti, seguiti da cori da stadio che inneggiano dei musicisti che si sono rivelati precisi al millisecondo. Dopo il bicchiere, viene lanciata una bandiera italiana, dapprima imbracciata da Byford e poi riposta in bella mostra sulla batteria. Nel proseguo di una scaletta degna di un ideale “best of” si arriva ad un altro grande classico, Heavy Metal Thunder, sulla quale Biff accenna taluni acuti in falsetto e dosa la voce in maniera zelante. Il medesimo, sul finale di Wheels of Steel prende in mano intrattenendosi al cellulare, ma fortunatamente non dipende da sindrome da smartphone, bensì si stava semplicemente preparando ad effettuare una ripresa video! Sempre più giulivo, al termine di 747 (Strangers in the Night) imbraccia una chitarra elettrica e la strimpella in una sorta di air guitar, mentre il chitarrista indossa un jacket piovuto dagli spalti. Su Denim and Leather fa nuovamente suo il cellulare per una foto ricordo ove nuovamente partono i cori da stadio. Si giunge al termine con un altro pezzo che ha scolpito la storia del gruppo ed heavy metal tutto, Princess of the Night sulla quale Byford si immola in un adolescenziale headbanging! In un’epoca dominata dal mero business, con l’amara conseguenza di gruppi e brani costruiti a tavolino, assistere ad uno schietto spettacolo rock’n’roll risulta un toccasana. I Saxon, colonne portanti del metal, lungi dall’andare in pensione son stati capaci di sfoderare una performance che a posteriori non sembra sfigurare affatto rispetto ai tempi di The Eagle Has Landed, a chiusura della seconda di un festival che ha meritato di essere stato visto e vissuto dal primo all’ultimo secondo.

SETLIST SAXON
1. Carpe Diem (Seize the Day)
2. Motorcycle Man
3. Age of Steam
4. Power and the Glory
5. Dambusters
6. Dallas 1 PM
7. Heavy Metal Thunder
8. Metalhead
9. Sacrifice
10. Crusader
11. Strong Arm of the Law
12. Solid Ball of Rock
13. And the Band Played On
14. Wheels of Steel
15. The Pilgrimage
16. 747 (Strangers in the Night)
17. Denim and Leather
18. Princess of the Night


CONCLUSIONI
Purtroppo, causa impegni di varia natura, con oggi termina la nostra esperienza al Luppolo in Rock. Ogni serata ha avuto le proprie peculiarità, col comune denominatore di una cornice di pubblico festante di rara e qualificata presenza, location incantevole ed organizzazione al limite dell’impeccabile. Con questi presupposti, difficile pensare di dover andare necessariamente all’estero, sostenendo costi enormemente superiori, quando la buona musica e il giusto pathos sono pacificamente conseguibili sul nostro suolo. Onde permettere la crescita e lo standard qualitativo dell’evento, saranno presto in vendita i blind ticket per l’anno prossimo il cui acquisto è vivamente consigliato. Long live Luppolo in Rock!



Antonino
Venerdì 4 Agosto 2023, 13.18.55
3
Giornata fantastica, organizzazione impeccabile, i raven hanno fracassato il culo a tutti, come al solito d\'altronde
Vitadathrasher
Giovedì 3 Agosto 2023, 20.07.35
2
Su Princess of the Night mi è parso di sentire degli errori alla chitarra..... comunque ero andato per i raven.....
Mic
Giovedì 3 Agosto 2023, 18.42.24
1
Due parole sull\'ex Diamond Head al posto di Quinn?
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