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SLASH (feat. MYLES KENNEDY and THE CONSPIRATORS) + RIVAL SONS - Arena Mediolanum Forum, Assago (MI), 26/06/2015
02/07/2015 (2755 letture)
CAPPELLO A CILINDRO E PANTALONI A ZAMPA
In pieno spirito di autoflagellazione, non contento di averci quasi lasciato le piume al nefasto Sonisphere, decido di tornare sul luogo del delitto per assistere alla seconda data estiva italiana di sua maestà Slash. Confesso di aver a lungo meditato sul da farsi, ponderando se appoggiare l’idea dei molti che sostengono sia giunta l’ora di boicottare qualunque evento organizzato dai soliti noti per far arrivare a lor signori il messaggio che hanno decisamente passato il limite. Alla fin fine però, la voglia di ripetere l’ottima esperienza romana di alcuni anni fa -quando il riccioluto chitarrista aveva quasi fatto saltare il tetto del Palalottomatica a colpi di hard rock- sommata alla convinzione che iniziando a disertare in massa le date dei nomi grossi con ogni probabilità non si otterrebbe un miglioramento dell’organizzazione, ma semplicemente l’eliminazione del suolo italico dai tour di tanti artisti irrinunciabili, mi fa decidere di procedere all’acquisto del biglietto e di recarmi in un, per fortuna non troppo caldo, pomeriggio milanese in quel di Assago.
La location rispetto al Sonisphere non è cambiata più di tanto: identica parete di container industriali a delimitare l’area concerti, zero ombra e tanto asfalto rovente. Di positivo rispetto al festival c’è che, essendo atteso un numero di spettatori decisamente più basso, l’arena è divisa grosso modo a metà da una serie di barriere che separano lo spazio dedicato a cibi e bevande dal luogo per assistere allo show. In questo modo il nefasto traliccio dell’alta tensione non ha infastidito chi è arrivato all’ultimo minuto e in più il suono ha trovato una discreta superficie riflettente.

RIVAL SONS
A migliorare di gran lunga il mio umore rispetto all’evento è stata la notizia di alcune settimane fa che ad accompagnare Slash in questa calata italica ci sarebbe stata una band fra le più incredibili e straordinarie degli ultimi dieci anni in ambito hard rock. Mi riferisco ai magici Rival Sons che con qualche minuto di anticipo rispetto allo schedule, accompagnati dalle note di Ennio Morricone, irrompono sul palco. I quattro californiani (per l’occasione diventati cinque vista la presenza di un barbuto tastierista) con il loro hard rock a tinte seventies a forte ispirazione zeppeliniana sono una risposta vivente a chi afferma che il rock è defunto e altre simili corbellerie. Dopo aver consumato i loro dischi questa è stata la prima volta che ho avuto l’occasione di ammirarli dal vivo, le enormi aspettative non sono state assolutamente deluse e anzi sono state decisamente superate. Per persone come me che i mitici anni settanta non li hanno potuti vivere sulla propria pelle ritengo che oggi uno show dei Rival Sons sia l’esperienza con cui ci si può avvicinare di più a quell’epoca dorata. Gli ingredienti ci sono tutti: un cantante con una voce semplicemente divina, in grado di usarla e spesso abusarla in ogni frangente dello show a cui si somma un carisma decisamente fuori dal comune, un chitarrista capace di produrre ottimi riff, grandi assoli e succose improvvisazioni, un bassista che propone ricami mai banali e abile ad essere protagonista dello show quando serve e un batterista magnifico con un groove e una padronanza dello strumento che non si trovano facilmente. A tutto questo aggiungete nove tracce fra le migliori composte dalla band, infarcite qui è là di ottime improvvisazioni e momenti di ingaggio del pubblico e otterrete un grandissimo show in grado di alzare l’asticella per l’headliner.

SETLIST RIVAL SONS
1. Electric Man
2. Secret
3. Pressure and Time
4. Torture
5. Tell Me Something
6. Where I've Been
7. Open My Eyes
8. Keep On Swinging


SLASH (feat. MYLES KENNEDY and THE CONSPIRATORS)
Veloce cambio di palco per lasciare spazio a quello che si può tranquillamente definire una leggenda vivente del mondo dell’hard rock. Saul Hudson però ha molti detrattori che sostengono sia semplicemente qualcuno che nella sua vita ha imbroccato 4\5 riff ed è poi vissuto di rendita fino ai giorni nostri pompato in modo inverosimile dai media. La verità come al solito probabilmente sta “nel mezzo”, non si può negare però che il nostro dopo lo scioglimento dei Guns N' Roses non si sia impegnato per consolidare e riaffermare il suo modo di fare hard rock (tra Snakepit, Velvet Revolver e il ritorno da solista), potendo contare su un repertorio ormai consolidato, che gli permette anche di non puntare solo e soltanto sui pezzi composti con Axel e soci. In questa rinascita, partita con un album pieno zeppo di ospiti illustri, Slash sembra aver trovato la sua tranquillità artistica unendo i suoi sforzi insieme ad uno dei cantanti più illustri della scena rock odierna, quel Myles Kennedy salito all’onore delle cronache come singer degli apprezzatissimi Alter Bridge e che da due album fa “coppia fissa” con Mr. Hudson. Insieme a lui troviamo i Conspirators che rispondo al nome di Brent Fitz alla batteria e Todd “Dammit” Kerns al basso a cui, solo per le date live, si aggiunge il secondo chitarrista Frank Sidoris.
Lo show dopo una strana intro parte forte con You’re a Lie tratta da Apocalyptic Love e ci offre subito una band “in palla” con il pubblico, di una arena ormai piena al punto giusto, in estasi. Incredibilmente i suoni, rispetto ai Rival Sons, sono leggermente peggiori, la cosa strana è che ad essere non equilibrata e valorizzata in modo importante nel mix è proprio la Les Paul arancione, ma le cose miglioreranno circa dalla quinta traccia in poi. Nemmeno il tempo di applaudire che il campanaccio della batteria di Fitz scandisce il tempo per dare il là all’immortale riff di Nightrain, sulle cui note il pubblico va decisamente in visibilio cantando a squarcia gola insieme ad un Kennedy che sembra apprezzare. Niente pause e si passa all’ultima fatica in studio con la non esaltante Avalon seguita dalla più convincente Halo in cui tutti i membri della band danno il meglio. Con Back from Cali si torna indietro al momento in cui probabilmente è nato l’”amore artistico” fra il riccioluto e il singer degli Alter Bridge. Come facilmente immaginabile, il pubblico va totalmente fuori di senno con la doppietta Mr. Brownstone/You Could Be Mine che dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, quanto siano ancora amati i Guns N’ Roses. L’occasione è a questo punto propizia per aprire il dossier Kennedy: in molti, soprattutto qui in Italia, sembrano non digerire assolutamente il singer americano per un timbro vocale definito “irritante” e poco adatto allo stile stradaiolo di Slash. Come in tutte le cose della vita ognuno è libero di pensarla come vuole, personalmente ritengo ottime le sue prove sia su disco e soprattutto in sede live dove riesce a raggiungere note che “quello vero” ormai si sogna soltanto, aggiungendo quel “gigioneggiare” da rock star che rende il tutto più affascinante. Conclusa You Could Be Mine, Kennedy lascia palco e microfono ad un altro pezzo da novanta della band di Slash: il bassista Todd “Dammit” Kerns, il quale dimostra di possedere due qualità che non si imparano: il carisma e l’attitudine. Il nostro guida il gruppo in uno dei picchi dello show eseguendo prima la splendida Doctor Alibi che nella versione su disco era interpretata da un altro bassista\cantante piuttosto noto, per poi regalare una superba e indiavolata esecuzione del grande classico Welcome to the Jungle. Myles torna per un altro highlight del primo disco solista: Starlight, seguono due estratti da World on Fire, Beneath the Savage Sun e The Dissident che non avevano convinto troppo su disco e non migliorano molto in sede live, se non l’ultima grazie alla possibilità di intervento del pubblico sul coro. Si torna a casa Guns con Rocket Queen interrotta da un interminabile e francamente totalmente inutile assolo dell’uomo con il cappello a cilindro. Con l’ottima title track dell’ultimo disco ci si avvicina alla fine dello show, ma le ultime cartucce sono da capogiro con Sweet Child O’ Mine che manda in visibilio la platea e Silther aperta dalle note di Feels Like Making Love dei mitici Bad Company che purtroppo pochissimi dei presenti sembrano conoscere. Nell’encore c’è spazio per una sola canzone, ma è talmente splendida che da sola vale il prezzo del biglietto, parlo ovviamente di Paradise City che ogni singolo essere vivente presente nell’arena canta a squarciagola.

SETLIST SLASH (feat. MYLES KENNEDY and THE CONSPIRATORS)
1.You're a Lie
2. Nightrain
3. Avalon
4. Halo
5. Back from Cali
6. Wicked Stone
7. Mr. Brownstone
8. You Could Be Mine
9. Doctor Alibi
10. Welcome to the Jungle
11. Starlight
12. Beneath the Savage Sun
13. The Dissident
14. Rocket Queen
15. Bent to Fly
16. World on Fire
17. Anastasia
18. Sweet Child O' Mine
19. Slither

---- ENCORE ----
20. Paradise City


THE END
Volendo tirare le somme di questa serata direi che i Rival Sons sono quasi riusciti a rubare la scena all’headliner con una prestazione maiuscola da tutti i punti di vista e spero di poterli rivedere con un set completo il prima possibile. Slash si conferma una certezza, questo assetto ormai stabile sembra aver dato nuova linfa al nostro eroe che sul palco sembra autenticamente divertito e rilassato. La performance offerta da tutti i membri è stata più che ottima, con Kennedy protagonista ancora una volta di una superba interpretazione, Kerns mattatore dietro al microfono, ma anche al basso e Fitz potente e preciso. Se vogliamo parlare dei punti rivedibili, la scaletta sicuramente poteva perdere qualche brano obiettivamente debole dell’ultimo disco, per fare spazio ad alcune perle dei mai abbastanza lodati Snakepit e i suoni seppur decisamente migliori del Sonisphere potevano essere affinati soprattutto per quanto riguarda la potenza della sei corde dell’attore protagonista. Pompato e incensato ingiustamente? Genio assoluto? Non lo so. Quello che so è che finché la Les Paul e il cappello a cilindro calcheranno i palchi il mondo dell’hard rock è un posto migliore.



lux chaos
Venerdì 3 Luglio 2015, 9.25.24
5
Si, puramente soggettiva @elluis, a me tra l'altro myles piace proprio tanto nel suo gruppo "titolare" che seguo dal primo album, lo considero una grandissima voce...ma con le sonorità di slash mmmm desidererei mooolta più sporcizia
annie
Venerdì 3 Luglio 2015, 0.52.45
4
Bel report, Abarth, finalmente sono riuscita a ritagliarmi qualche minuto per leggerlo. Non ho ancora avuto l'occasione di assistere ad un concerto di questa bell'accoppiata, e quanto hai scritto mi fa ancor più sperare che un giorno mi si presenterà l'occasione! Mi vedo d'accordo con Elluis, anche secondo me si tratta pienamente di soggettività di gusti, però a mio avviso Myles Kennedy porta un contributo notevole a queste canzoni senza renderle fastidiose.
Elluis
Giovedì 2 Luglio 2015, 13.48.12
3
@lux chaos sulla voce di Kennedy credo che la cosa sia molto soggettiva: a me non dispiace per niente il suo timbro vocale, sebbene effettivamente in alcuni momenti, è forse troppo "pulita", per es. su You Could be Mine o World on Fire per citare i primi due che mi vengono in mente, anche perchè la voce negli acuti sale molto e diventa quasi stridula e allora da fastidio.
lux chaos
Giovedì 2 Luglio 2015, 12.24.13
2
Quoto Elluis al 100%, ma si sa che di chiacchieroni che non combinano nulla se non parlare è pieno il mondo. Resto invece dell'idea che il sodalizio con kennedy non mi convince, il suo tipo di voce mal si adatta a queste sonorità!
Elluis
Giovedì 2 Luglio 2015, 10.58.16
1
@Abarth chi dice che Slash abbia imbroccato 4/5 riffs per caso e da allora ci vive di rendita non sa davvero di cosa sta parlando, e farebbe bene a tacere, oppure magari potrebbe venire a qualche concerto e si ricrederebbe senza dubbio; non sto parlando da fan, ma da semplice ascoltatore (molto) interessato: mia moglie è la vera fan, e se sentisse una cosa del genere, rischierebbe il ban....... Dopo averlo già visto a Torino a novembre, e a Londra un mese dopo, Slash si riconferma una macchina da rock perfettamente rodata e oliata, l'alchimia con Kennedy e il resto della band è perfetta, e non solo perchè sono in giro ormai da più di un anno, ma si vede che c'è una vera sintonia. Credo (però è solo una mia ipotesi) che a Kennedy manchi un po suonare la chitarra come invece fa abitualmente negli Alter Bridge, e forse il ruolo di solo cantante sia un po limitativo, però tant'è, e il suo lo fa alla grande. Unica nota "negativa" se così si può dire, il lungo pallosissimo assolo di chitarra, inutilmente prolisso.
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ARTICOLI
02/07/2015
Live Report
SLASH (feat. MYLES KENNEDY and THE CONSPIRATORS) + RIVAL SONS
Arena Mediolanum Forum, Assago (MI), 26/06/2015
 
 
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