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05/04/25
CULT OF FIRE + THE GREAT OLD ONES + CARONTE
REVOLVER CLUB, VIA JOHN FITZGERALD KENNEDY 39 - SAN DONÀ DI PIAVE (VE)
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ARCH ENEMY + UNEARTH + DRONE - Audiodrome, Moncalieri (TO), 15/05/2015
20/05/2015 (2798 letture)
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PRE SHOW: BREZZA INSOLITA Arriviamo con il bolide su ruote in un Audiodrome perso nel buio serale di Moncalieri. Auto parcheggiate sopra e sotto, a lato strada, poca gente in giro e la tradizionale ciminiera a lato del locale che minaccia tutti dalla sua impressionante altezza. C’è poco movimento perché sono le 21:00 e i tedeschi Drone stanno salendo sul palco per dare inizio a questa serata di puro heavy metal. Parcheggiamo e sentiamo una brezza insolita per essere il 15 maggio. La primavera si è forse intimidita dopo l’annuncio degli Arch Enemy? Probabilmente anche le stagioni hanno paura di sfigurare di fronte alla tecnica della band. Ma questo è un altro discorso che affronteremo a breve. Ora spegnete il cervello e fate cessare i rumorosi pensieri settimanali: è tempo di musica. La Nostra musica. Alle 21:10 tutti dentro all’Audiodrome, già piuttosto pieno e caldo a dovere. Merchandise notevole: rullanti firmati, cd, canotte e t-shirts a go-go, per tre band che sanno come promuovere la loro musica. Neanche il tempo di guardarci intorno e la sala concerti viene investita dal suono dei…
DRONE: RITMICHE INCALZANTI Pose plastiche e muscoli metallici: i Drone spazzano via ogni dubbio sul loro status di rodata live band teutonica. Il four-piece di Celle (Bassa Sassonia) pesca a piene mani dalla discografia, prediligendo le ultime release, il self-titled dell’anno scorso e il potentissimo For Torch and Crown del 2012. Non ci sono svisate di sorta, tecnicismi esasperati e bolle di sapone nella proposta della band, ma solo tanto buon metallo, sciorinato attraverso filtri squisitamente semplici e diretti, spesso accompagnati da un attitudine hard rock. Il singer/chitarrista Mutz invita la folla all’headbanging e al puro divertimento sulle note di Hammered, Fucked and Boozed, rock song ruvidissima e griffata da riff tondi e groovy. Ci sono spettri degli storici Gurd, dei Pro-Pain e persino di band sottovalutate come Transport League e Betzefer nel suono dei Drone, che si rivelano essere una band live d’impatto e super professionale (ricordiamo che nel 2006 vinsero la famosa Wacken Battle of the Bands). Dopo venti minuti di groove metal quadrato e passionale la band saluta velocemente la folla, inneggiando le altre band della serata e abbandonano il palco sicuri di aver scaldato i (già) tanti animi presenti in sala!
UNEARTH: DISTRUZIONE DI CLASSE Dopo un brevissimo cambio palco, ecco i mostri del Massachusetts calcare gli assi dell’Audiodrome. Gli Unearth, rinnovati per 2/5 con nuovo bassista e batterista, tornano in Europa per supportare gli amici Arch Enemy e l’ultima, vigorosa ed esplosiva fatica Watchers of Rule, uscita nel 2014 per Century Media. Nuova casa e cambiamenti in atto, e così la poderosa band americana ci assale con un mini best of della loro nutrita discografia. Metalcore che abbraccia heavy classico, in costante bilico tra l’aggressività degli Hatebreed e le melodie della New Wave of British Heavy Metal. Ma dove vogliamo andare? Sappiamo tutti bene chi e cosa sono gli Unearth, ormai. Una macchina oliata alla perfezione. Turbo razzi che sprigionano fuoco metal sempre divertente, ben scritto e ben suonato. Vivo. Le acrobazie volanti dell’axe-manKen Susi, unite alla sua tecnica e a quella del chitarrista fondatore Buz McGrath ci fanno muovere collo, piedi e chiappe, mentre il singer Trevor Phipps, agghindato con un’apprezzata tank-top dei Crowbar, aizza la folla a lasciarsi andare a svariati circle-pit vecchia scuola. Lo show si apre con l’arcinota Giles, tratta dall’iper vitaminico e thrash III: In the Eyes of the Fire, uscito quasi 10 anni fa. Il nuovo singolo The Swarm non è necessariamente un pezzo radio-friendly, e anzi picchia durissimo con uno sweep-picking preciso e trascinante, un drumming dinamico e vocals abrasive. Il capitolo assoli, in casa Unearth, ricopre un ruolo fondamentale, perché i funambolici chitarristi si completano a vicenda senza oscurarsi l’un l’altro e senza rubarsi relativi spot. Ritmiche e assoli, assoli e ritmiche, in un bilanciamento che gli stessi Arch Enemy hanno portato alla ribalta sin dagli esordi. Niente di nuovo sotto il sole, ma c’è solo bontà sonora nella proposta della band. Non ce ne accorgiamo nemmeno, ma lo show ha già superato la sua metà, così ci viene proposto un altro singolo distruttivo, ovvero Watch It Burn, opener di Darkness in the Light. Peccato solo che lo splendido e classicheggiante The March (2008) venga omaggiato con la sola colata metallica My Will Be Done ma -d’altronde- con soli 30 minuti a disposizione (invece che i consueti 45) non si può avere/volere tutto. Così dopo diversi brani notevoli, alternati sapientemente per unire nuovo e vecchio in una danza lavica, la band ci saluta con la velocissima The Great Dividers, sempre spacca-ossa, attuale e devastante nei suoi 4 minuti di furia heavy metal. Suoni accettabili anche se non perfetti accompagnano la band durante lo show, brillando sui soli e sulle parti meno pesanti e risultando un po’ impastati durante i momenti più tirati. Poco male perché, come ha detto uno spettatore entusiasta: non ci sono tante band di supporto su questi livelli, in giro. La nostra risposta indiretta è: no, non ce sono. La folla risponde con entusiasmo e vorticose scapocciate, air-guitar d’ordinanza, corna al cielo e pugni chiusi. Alla prossima cari Unearth, vi aspettiamo con la maglietta logora addosso, senso di appartenenza immutato e una voglia matta di shred-metal d’impatto.
ARCH ENEMY: VIRTUOSI CRISTALLI E LANCE IN METALLO Audiodrome in attesa per 45 lunghi (e caldi) minuti, poi le luci si abbassano e l’atmosfera inizia ad auto-formarsi. Luci bianche rotanti, schermo acceso e trepidante attesa. Orfani dal grandioso ma stufo Christopher Amott, gli Arch Enemy arruolano niente meno che il mostruoso talento Jeff Loomis, ex-ascia dei Nevermore. Niente male. Si fanno le cose in grande, e gli svedesi/americani, ora rappresentati dalla talentuosa e colorata Alissa White-Glutz, si presentano sul palco con grandi intenzioni: scaletta lunghissima e suoni perfetti. Un’accoppiata notevole per uno show che prende il volo subito dopo l’intro atmosferica Khaos Overture, seguita dalla trascinante Yesterday is Dead and Gone, uno dei picchi musicali dello scialbo Khaos Legions datato 2011. Un po’ di immobilismo fisico per la coppia chitarristica Amott-Loomis, ma grandi cose dal punto di vista tecnico: zero errori, macchine da guerra, terminator pronti a tutto per tutta la durata dello show. La marcia in più negli Arch Enemy versione 015 è ovviamente la piccola, bella e talentuosa Alissa, vero fenomeno che non solo appare, ma morde e incita a dovere il suo pubblico. Nessun paragone, non manchiamo di rispetto a nessuno, ma chiunque abbia mai sentito la giovane cantante all’opera con la sua precedente, ultra-tecnica creatura (i The Agonist) sa che la Glutz sa fare praticamente qualsiasi cosa dal punto di vista vocale: dallo scream al growl, passando per la malinconia goth e le parti solenni e operistiche. Ora tanto talento è ovviamente limitato dall’impostazione vocale prettamente death metal degli Arch Enemy, ma la nuova singer è -senza discussione alcuna- la miglior voce mai avuta dalla band. Siamo quindi curiosi di vedere gli sviluppi futuri, a livello compositivo, di Amott e soci. Tornando alla show e alla serata di sudore, sangue e frenesia metallica, lo spettacolo si impenna con la splendida My Apocalypse, con i suoi samples futuristici e di Fear Factor-iana memoria, il suo andamento lento, ritmato e viscerale e la sua melodia ruvida e ricorrente. Bloodstained Cross è semplicemente la canzone più epica mai scritta dalla band, con il suo chorus da cantare a squarciagola e gli assoli melodicissimi e patinati. Un vero gioiello che non ci stancheremo mai di ascoltare in sede live. Le luci sempre d’effetto ci accompagnano insieme alle varie Taking Back My Soul e As the Pages Burn, affiancate dai rispettivi lyric video su schermo e da un’entusiasta Alissa, unica "voce" della band e unica comunicatrice/mediatrice con il pubblico. We Will Rise chiude il set classico dopo 15 battute e praticamente nessuna pausa. Sorrisi e gesti di apprezzamento, una pausa tra luci soft e timidi applausi doppiati dai cori "Arch Enemy! Arch Enemy!", poi il ritorno sul palco anticipato dalla seconda intro della serata, questa volta dedicata all’ultimo lavoro della band: War Eternal. Ed è proprio con la opener di quest’ultimo, efficace e diretta, che si parte per l’ultimo viaggio della serata, seguito dai bolidi Snow Bound, strumentale da lacrime, e l’inossidabile hit Nemesis, con il suo bridge spacca-ossa e il coro da urlare nel tempo. Tanta musica, tanto tempo a disposizione, nessuna pecca e un Audiodrome gremito a dovere per questa data primaverile del tour europeo che non lascia sopravvissuti.
CONCLUSIONI: COMPOSTEZZA PROG E GRADITE ABBONDANZE
È palese come, per gli Arch Enemy, il concetto di performance dal vivo sia rigido e schematico, scevro di orpelli e sentimenti. Ci sono le pose, c’è la puntigliosità, la perfezione tecnica, così come i saluti di rito e il lancio di plettri e memorabilia, ma non c’è ardore. Coloro che hanno memoria ricorderanno che ho parlato della stessa cosa per quel che riguarda gli amici dei Periphery: sopra le righe, talentuosi, progressivi e… robotizzati. Gli Arch Enemy sono un’entità live rodatissima che ha avuto l’onore di solcare i palchi di tutto il mondo con tre differenti cantanti talentuosi. Ora, a nostro parere, ha raggiunto il suo picco qualitativo più alto (almeno sul versante tecnico), ma forse hanno perso un po’ di spontaneità. Grandissimi, a ogni modo, sotto tanti aspetti, primo tra tutti quello di non mostrare il peso degli anni di carriera alle spalle. Sempre freschi e snelli, i ragazzi multi-continentali hanno suonato per quasi 2 ore senza risparmiare brani, forze ed energie. E questo, nel marasma collettivo del 2015, vale molto più di qualsiasi altisonante parola scritta e concetto espresso. Birre finite, abiti inzuppati, e la brezza che ritorna. La serata ci dice addio e ci accompagna verso casa con andatura lenta e ritmata. Orecchie in stallo, marcia in folle. Il weekend sarà glorioso.
SETLIST ARCH ENEMY 1. Khaos Overture 2. Yesterday is Dead and Gone 3. Burning Angel 4. War Eternal 5. Ravenous 6. Stolen Life 7. My Apocalypse 8. You Will Know My Name 9. Bloodstained Cross 10. Taking Back My Soul 11. As the Pages Burn 12. Dead Eyes See No Future 13. Avalanche 14. No More Regrets 15. No Gods, No Masters 16. We Will Rise -Encore- 17. Tempore Nihil Sanat (Prelude in F Minor) 18. Never Forgive, Never Forget 19. Snow Bound 20. Nemesis 21. Fields of Desolation
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4
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io c'ero... i Drone piacevolissima scoperta... sugli Arch Enemy... ho sperato che Alissa cantasse all'infinito... semplicemente fantastici... |
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3
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Visti otto volte. Grandi come sempre!!! |
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2
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ma neanche una song dal loro capolavoro "Burning bridges"?? Mah! |
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1
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Purtroppo l'ho perso a causa di un impegno di lavoro. Mi dispiace veramente molto, ma sono contento che sia stato un successo. |
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