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NERO DI MARTE + STORM {O} + VOID OF SLEEP + NONO CERCHIO - Freakout, Bologna - 07/11/14
13/11/2014 (3260 letture)
SCUSI PERMESSO… GRAZIE, SCUSI
Andiamo a Bologna? A fare che, risponde la mia metà? Ci sono i Nero di Marte, ricordi quelli che avevamo visto l’anno scorso… Ah si certo! Andiamo, va bene, se è al Freakout sarà una serata tranquilla, dai.
Le ultime parole famose. Il tipico inizio di una serata che pensi vada in un modo e viene fuori in un altro. Già al Freakout mi trovo un’orda di gente fuori da ogni aspettativa: ottimo segno, ottimo! La coda per far la classica tessera e via che si entra nel locale che, già colmo, non ti dà modo di respirare, visto il clima “caliente” della stanza. Non mi importa, è bello così, deve essere così in un certo senso; l’intimo dell’olezzo e del fisico bisogna apprezzarlo in serate come questa. Sono già contento, birra e via che si parte in un’atmosfera surreale: adoro già questa serata, ve l’ho già detto?

NONO CERCHIO
La band potrebbe essere vista come lo spin-off dei Nero di Marte: al suo interno troviamo Andrea(bassista) e Francesco (chitarrista) più alla batteria Jonathan Sanfilippo. Zero voce, un progetto strumentale al 100% che accende gli animi sin dai primi minuti attraverso una interpretazione che a tratti non si discosta molto dalle linee guida della band principe, per andare a sfiorare territori sperimentali e onirici in maniera ancora maggiore. Le tracce sono lunghe, sofferenti e meditative: questo termine mi garba per i Nono Cerchio. Autori di una prestazione cristallina riescono nell’intento di lasciarti cadere nel limbo del non ritorno costellato di creature fantastiche, paesaggi multidimensionali e colori variegati, con la sola chiusura degli occhi. Ci ho provato, ho avuto paura. Suonano che è una meraviglia e si intendono alla perfezione, andando a plasmare strutture sonore artisticamente inconcepibili. Se per i due ragazzi che provengono già dai protagonisti della serata il tocco è percepibile, differente la sorpresa di Jonathan che si fonde alla perfezione e riesce a fornire una prestazione maiuscola per quanto la durata del concerto sia breve. Io li avevo ascoltati distrattamente, lo ammetto, ma da oggi i padiglioni auricolari hanno il dovere di funzionare al meglio. Venti minuti e poco più per quello che a conti fatti sento già come uno dei ricordi più indelebili dell’intera serata, chapeau.

VOID OF SLEEP
Li avevo già ascoltati su disco, forti di un ottimo album quale Tales beetween Rality and Madness ; sapevo già dunque cosa aspettarmi, bene o male, pur conscio che le canzoni, le musiche e gli artisti stessi cambiano pelle completamente in sede live. Non c’è un forte legame tra queste due realtà e l’esserne consapevoli mette al riparo da qualsiasi brutta sorpresa. Dico questo perché a livello musicale i Void of Sleep sono energici, viscerali, e si sente che credono in ciò che scrivono; fondamentalmente la prestazione è stata ottimale sottomolteplici aspetti, a parte alcuni riguardanti la parte cantata. Non che sia una gran critica, ma sono convinto che il vocalist potesse dare di più; non me ne voglia la band, ma ho trovato l’utilizzo della doppia voce in alcuni frangenti più riuscito rispetto al singolo protagonista, magari per via delle harsh vocals in sottofondo che si apprezzano di più su uno sludge di questo calibro. I fattori possono essere molteplici e può capitare un leggero calo di tono, ma per la riproposizione in sede live sarebbe servito un minimo in più di aggressività. Detto questo, le canzoni sono strutturate benissimo e si lasciano ascoltare con piacere assoluto, grazie anche ad una scelta di suoni impeccabili per l’occasione. Nota di merito per i batterista (Allo) che diventa in molteplici frangenti la macchina da guerra del gruppo. Promossi ma con la voglia di poterli rivedere live per testare le reali capacità che ho udito su disco. Il pubblico, stavo dimenticando, vedete che sbadato? La sala oramai gremita, dimostra di apprezzare e gli animi si scaldano: sta arrivando il momento di fare casino e ci siamo vicinissimi…

STORM {O}
Che botta! L’inizio in sordina atmosferico e cadenzato, quello che a tutti sembrava più adatto ad un lounge bar, diventa in pochissimi minuti una trincea. Da lontano Luca sale sul palco e prende la platea con il suo stile inconfondibile. Un biscia bagnata offre più attrito, visto che il nostro non si contiene danzando su e giù dal palco come i demoni dell’inferno: è lui il mattatore di turno che prende le attenzioni del pubblico in sala. Questo suo comportamento, la musica con il misto di hardcore e post punk portano ad un solo risultato: pogo! Delirio in sala e tutti si animano, la platea si apre e quelli che erano in fondo quasi finiscono fuori dall’area concerto. Un’orda di indemoniati, che bellezza! La miscela di punk hardcore e post- qualcosa (quanto fa figo oggi dire post? ) prende il sopravvento e in certi tratti il deja-vù dei Dillinger Escape Plan mi sembrava un po' forte, solo a me? Il cantato graffiato e le chitarre a mille come la vecchia scuola insegna sono imbarazzanti dalla violenza che trasmettono, senti la testa tremare e le casse si sforzano di tenere i suoni all’interno dello scibile umano, andando a grattare in diversi frangenti, comprensibile. Purtroppo, verso la fine, il basso ha deciso di salutarci lasciando il gruppo orfano di un membro della band, ma sono incidenti di percorso che possono accadere: la foga gioca brutti scherzi e allora tanto vale mettersi nella mischia a godersi il concerto. Nulla da eccepire, una prestazione riuscita sotto ogni aspetto che ha messo in luce la vena più crust della serata scaldando gli animi e andando ad accendere quelli che fuori si facevano una sigaretta con birra annessa. Teneteli d’occhio se ancora non li conoscete, posso essere una piacevole sorpresa!

NERO DI MARTE
Quasi l’una di notte, poco più se non sbaglio, e dopo aver settato pedaliere, microfoni, strumenti e batteria si parte. Non si sapeva cosa sarebbe stato proposto, se una miscela di vecchio e nuovo repertorio, se il nuovo album più qualche pezzo oppure, come successo, Derivae nella sua interezza e tanti saluti. Avevo dato qualche ascolto nei giorni precedenti giusto per farmi un’idea e, in attesa della versione fisica dell’album comprata in seduta stante, non ero pronto però all’impatto dal vivo. Ogni volta che li ho visti (questa se non sbaglio è la quarta volta) sono rimasto annichilito dalla bellezza delle musiche. Ora? Anche se una occasione come questa porta inevitabilmente a raccontare dell’album nuovo non posso recensirvi il disco, almeno per il momento non devo cadere in questo tranello. Devo pur descrivervi Derivae e il modo più facile per farlo è semplicemente non parlarne, chiedervi di ascoltarlo. Stupido ma vero. La crescita è esponenziale, l’intento di scoprire lidi prima non ancora toccati altrettanto palese e sotto gli occhi di tutti: questi ragazzi sono la risposta a chi vede il nostro paese in declino, a chi pensa che nulla si crei oggigiorno e a tutti coloro che tendono spesso e volentieri a guardare all’estero per trovare nuove forme musicali degne d’attenzione. Il nuovo album è maestoso, imponeste nella sua leggerezza figlia di un taglio stilistico completamente nuovo, meno violento e più introspettivo. Chiudevo gli occhi durante i passaggi di Dite o gli angusti spazi incontaminati di Simulacra, mi sentivo bagnato e in preda alle onde. La voce di Sean lontana e graffiante, la folle batteria di Marco e quei pedali che creavano loop di infinta inquietudine. Applausi, solo applausi, in una sala piena dove non era possibile nemmeno respirare e la consapevolezza, oggi più di prima, che dobbiamo tenerceli stretti, valorizzare realtà come questa. Fatti i saluti di routine, tutto si svuota, si accende la macchina e si riparte analizzando quello che si è appena ascoltato: Derivae non è meglio, non è peggio, è solamente diverso ma altrettanto magnifico. Un discone a cielo aperto ed è compito vostro non lasciarlo affondare.

CONSAPEVOLEZZE
Giro la chiave, retromarcia e si ripercorre via Stalingrado verso la tangenziale, silenzio causato da acufene post concerto. Consapevole di aver assistito ad una piacevole serata lungo quattro ore di musica: suoni differenti, stili distanti e persone con i propri caratteri hanno forgiato una di quelle volte che non ti senti altro che soddisfatto. I capitomboli, le perdite di basso, la mancanza di voce e il pogo sono tutti splendidi luccichii dentro quel diamante che splendeva nella notte del 7 Novembre. L’ingresso ad offerta libera da parte del locale (si ognuno decideva quanto donare alla serata) è stato un incentivo per attirare più gente del dovuto, meglio no? Il merchandising a prezzi umani a permesso di farsi qualche regalino e il Freakout dimostra una volta ancora di essere un ottimo locale live a dispetto della metratura. Promossi tutti, ora spengo la luce per lasciar fluire i ricordi, per non perderli, per riviverli; v avevo detto che adoro serata come queste?



A.Spinelli
Sabato 22 Novembre 2014, 18.20.46
1
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Freakout, Bologna - 07/11/14
 
 
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